Sono giorni che metto in fila parole e poi le disfo – a volte penso che sarebbe bello tenere traccia di tutti i tentativi di scrivere , di tutte le versioni sbagliate, che poi magari sbagliate non erano.
È la storia di una ragazza e di un tuffo in mare. O entra in mare senza tuffarsi? Ancora non lo so. C’entrano l’acqua fredda, l’indecisione, il coraggio e la vita. C’entrano il cielo azzurro e una barca sullo sfondo.
A dirla tutta, non è neanche una storia. È un ritratto in movimento, un piccolo pezzetto di vita, ma se le immagini nella mia mente sono chiare, le parole sono ancora disperse.


L’arrocco del riccio, 13 agosto 2022

Se incontri la persona interessante, non è interessata.
Se incontri quella interessata, non è interessante.
È questione di tempi sbagliati? È il caso? La Provvidenza?Il karma?

E se fosse sfiga?

Così, giusto per essere certi di non aver escluso nessuna ipotesi.

L’arrocco del riccio, 10 agosto 2022

Giochiamo un po’ o facciamo sul serio?
Ci avviciniamo ancora o ci tiriamo indietro?
In questa danza dell’indecisione io non so più chi guida e chi si fa portare,
un passo dopo l’altro mi lascio trasportare
ma sei forse tu che segui me e io non so che fare.
L’ho sentita la tua mano sulla schiena
appena sotto la scapola è scivolata leggera sulla vita
non abbastanza risoluta
e io non so se devo girare o se mi devo avvicinare.
Sembrava quasi mi volessi dire -almeno non ti allontanare.

L’arrocco del riccio, 7 agosto 2022

Vorrei darti qualcosa ma non so più cosa posso, a stento so quello che voglio.
Ci puoi provare tu a mettere ordine tra i miei pensieri? Io ormai mi sono persa.
Muovo un passo dopo l’altro, ma mi sfuggono i punti di riferimento perché la mia testa è altrove. Inseguo un filo d’aquilone, vola via.
Puoi venire a prendermi lì dove sono, anche se non so dove sia? Puoi riportarmi tu con i piedi per terra?
Magari serve un bacio, come nelle favole. Magari basta che mi prendi per mano e mi trattieni un po’, ho il polso sottile.

L’arrocco del riccio, 6 agosto 2022

I viaggi in treno regalano pace al mio cervello: le idee mi scorrono davanti, non si accavallano l’una sull’altra. Metto in ordine i pensieri, scarto quelli indesiderati, mi godo quelli piacevoli. Le priorità mi sono più chiare, gli errori diventano evidenti, le soluzioni balzano agli occhi.
Ho sempre un libro con me, ma dopo poco lo appoggio sulle gambe – una mano tra le pagine a tenere il segno – e inseguo qualche fantasia.
Il tempo passa sempre troppo in fretta e in men che non si dica suona la sveglia che imposto sempre alla partenza, ché ho paura che potrei addormentarmi e perdere la fermata giusta. Dormo sempre benissimo sui treni.

L’arrocco del riccio, 3 agosto 2022

C’è sempre un motivo per non prendere un impegno.
È troppo presto.
È troppo tardi.
Non ci sono abbastanza soldi.
Non c’è abbastanza tempo.
Prima devo finire un altro progetto.
Prima devo trovare qualcuno che mi aiuti.
Prima devo studiare meglio come fare.
La priorità al lavoro.
La priorità allo studio.
La priorità agli impegni personali.
Tanto poi lo posso fare dopo.

L’arrocco del riccio, 2 agosto 2022

Per raccontare bene una storia.
Per fotografare un istante.
Per far crescere una piantina.
Per coltivare un rapporto.
Per mettere in ordine i pensieri.
Per aspettare il momento giusto.
Per volersi bene.
E per volerne ad altri.
Ci vuole pazienza.

L’arrocco del riccio, 30 luglio 2022

Non dei bivi, ma di quello che succede dopo.

Può capitare che, davanti a un bivio, non ci sia davvero la possibilità di scegliere. Perché magari qualcuno ha il potere di scegliere per noi. Perché ci si mette in mezzo la sorte. La Provvidenza, il fato, vedete voi.
E può capitare che la cosa lì per lì ci faccia stare male, perché per una volta ci sembrava di sapere davvero quale strada avremmo voluto percorrere, perché ci piaceva tanto quel lavoro/quella città/quel rapporto/quella cosa – qualsiasi cosa fosse.
Può capitare poi, a distanza di tempo, di ritornare dalle parti di quel bivio e addirittura avere l’opportunità di dare un’occhiata. A quello che avrebbe potuto essere se avessimo percorso l’altra strada, intendo.
E a volte, sapete, ci è andata bene. Perché ci rendiamo conto, a distanza di tempo e di spazio, che forse quella non era davvero la strada giusta per noi. Che quel lavoro, quella città, quel rapporto, quella cosa che volevamo così tanto forse non ci sarebbero piaciute. Che la strada che abbiamo intrapreso ci piace di più. Che forse davvero non era la situazione più adatta a noi.
Certo, non potremmo mai saperlo con certezza, perché se avessimo intrapreso noi quella strada, magari le cose sarebbero andate diversamente, la nostra presenza avrebbe avuto un peso, avremmo potuto piegare un po’ il corso della storia. Certe cose non fanno per noi. Non sono brutte o sbagliate in generale, ma non fanno per noi.

L’arrocco del riccio, 25 luglio 2022

Nelle sere immotivatamente tristi ci si potrebbe mettere a pensare: perché sono triste? Si potrebbe ma – è il mio modesto e umile parere – non si dovrebbe. Perché se si pensa, qualcosa si trova. E lungi da me ritenere opportuno nascondere i problemi sotto un tappeto, ma nelle serate tristi non si è oggettivi.
Un mal di pancia preannuncia morte certa.
Una risposta non ricevuta è la fine di un’amicizia.
La solitudine diventa a vita.
Una parola non detta sancisce la fine di un rapporto.
Una parola di troppo, pure.
Nelle sere immotivatamente tristi, poi, bisognerebbe stare lontani dal proprio cellulare.
Leggere va bene. Scrivere, guardare un film, fare un puzzle, preparare una torta.
Ma i cellulari, meglio tenerli lontani.
Si mandano messaggi che non si dovrebbero mandare.
Si attendono messaggi che non si capisce perché dovrebbero arrivare.
Forse nelle sere tristi è meglio andare a dormire.
(Io guardo una puntata a caso di una serie TV. Non ho visto la precedente e forse non vedrò la successiva, ma va bene così)

L’arrocco del riccio, 17 luglio 2022