coppia

Quello che è giusto è più importante di quello che voglio, ma quello che voglio ha uno sguardo e un sorriso così sexy. Cavolo.

L’arrocco del riccio, 14 novembre 2019

colazione

C’è l’amore nel caffè che mi porti ogni mattino, ma un po’ di amore in più c’è nel caffè della domenica, quando la fretta non ci strappa al calore delle coperte o al fresco delle lenzuola estive.
– Sveglia dormigliona!
Poggi il vassoio sul comodino, mi baci piano la fronte, il naso e poi le labbra, e mi tiri fuori dalle coperte, sedendoti accanto a me.
– Lasciami dormire ancora un po’….
– No, no – scuoti la testa con fare serio e imbronciato – non ricordi che giorno è oggi?
Cerco di fare mente locale: è domenica, questo è sicuro. Il 5… o il 6… no, direi il 5. Potrei provare ad allungare la mano verso il cellulare, ma ci vorrebbe comunque tempo per accenderlo.
– Mmm… – prendo la tua mano e la bacio – lo posso avere un indizio?
– Mi sa che non li meriti i biscotti, sai?
Guardo meglio cosa c’è nel vassoio: due tazzine di caffè, la mia di sicuro piena di zucchero così che possa poi mangiare col cucchiaino quello che resta sul fondo, biscotti al burro e poi quelli al cioccolato. Cerco di prenderne uno – Mi aiuta a pensare meglio, sai? – ma non accetti scuse.
Metto su l’espressione più concentrata che riesco a tirar fuori dal mio viso, e mi accorgo che a stento trattieni un sorriso.
– Non è nessun giorno in particolare!!!! – mi fingo arrabbiata – Imbroglione!
– Ma come, non è speciale ogni giorno accanto a me? – sghignazzi.
Mi viene da ridere, provo a colpirti con il tuo cuscino ma mi blocchi ridendo, mi spingi sul letto e inizi a baciarmi – Imbroglione! Non avevamo nulla di importante da fare oggi… – fingo di oppormi, ma sono poco credibile mentre ti tiro nel letto accanto a me,
– Ah sì? Questo non è importante? – sorridi sornione, ti distendi nel letto, mi dai un bacetto sulla fronte e ti infili sotto le coperte, girandoti dall’altra parte.
Me la sono cercata, non c’è che dire. Mi infilo sotto le coperte anche io e ti attacco alle spalle, abbracciandoti forte. – Ho voglia di te.

L’arrocco del Riccio, 2 gennaio 2017

abbraccio

Ho sentito qualcosa di diverso nel modo di passare il braccio intorno al mio fianco, una leggera carezza sulla schiena. Ho sentito qualcosa di diverso nella sua voce, un tono un po’ più basso, il sussurrare quasi sul mio collo. Ho sentito il mio cuore battere un po’ più forte e il mio respiro affannarsi un po’ ma queste due sono le uniche cose di cui posso esser certa. Perché per il resto potrei aver sentito quello che volevo sentire e niente di più.

L’arrocco del riccio, 12 novembre 2019

lavoro

Rifiuterei io un’offerta di lavoro iniqua se avessi bisogno di lavorare? Perché probabilmente la scelta giusta da fare sarebbe questa, perché finché c’è gente che accetta offerte inique ci sarà qualcuno pronto a farle ma. Ma se avessi bisogno di un lavoro, se non avessi una famiglia alle spalle, sarei disposta io a dire no. Troppo facile a volte giudicare le scelte degli altri senza provare a immedesimarsi nei loro panni. E ciò non toglie l’ammirazione e la stima per chi è in grado di prendere una decisione e portarla avanti nonostante tutto e nonostante tutti né significa che non ci si dovrebbe provare nemmeno, ma i nostri giudizi dovrebbero essere talvolta più clementi.

Leggendo “Non è la fine del mondo” di Alessia Gazzola (2016)
#nonèlafinedelmondo #alessiagazzola #nonsonorecensioni

L’arrocco del riccio, 10 novembre 2019

Diario delle prime volte – Prima volta #9

ristorante

Sono andata in un locale, mi sono seduta e ho ordinato una pizza. Da sola.

Anzi, prima ancora, sono andata in un locale, ho chiesto un tavolo per una persona, mi sono seduta e ho ordinato una pizza. E potrebbe non sembrarvi nulla di strano, nulla di speciale, ma è la prima volta che esco e scelgo volontariamente di mangiare da sola perché ho sempre immaginato la gente che mi guardava e diceva – non ha nessuno con cui pranzare. Che è una scemenza, che non è che quando vai da qualche parte la gente di guarda, che è un po’ egocentrico come pensiero ma intanto è un pensiero. E in fondo ci sono tanti motivi per cui una persona potrebbe mangiare da sola. Mi è capitato magari per motivi di lavoro che fossi fuori città e fossi in qualche modo “costretta” a farlo, ma farlo per scelta è tutta un’altra cosa.

Eppure – ho deciso – devo imparare a fare cose da sola. E non perché io sia sola: ho amici, parenti, conoscenti. Qualcuno per andare in pizzeria probabilmente l’avrei trovato. Ma perché mi fa bene ogni tanto stare da sola con me ed è una cosa che mi piace ma che in genere riservo a occasioni private – a casa, un coperta, un libro.

E poi perché devo vergognarmi di essere “sola”? Potrei esserlo per scelta altrui o mia, potrei averlo cercato o potrebbe essermi capitato ma non è qualcosa di cui voglio vergognarmi – anche vergognarsi non è la parola giusta. Una cosa tipo essere in imbarazzo. Io non voglio essere in imbarazzo, non per questo.

L’arrocco del riccio, 9 novembre 2019