coppia

Non è che a me non importi che la gente intorno a me si fidanzi, si sposi, faccia figli. Non è che mi dispiacerebbe avere qualcuno accanto con cui condividere le giornate o da cui tornare a casa la sera. Non è che non ci pensi mai al fatto che il tempo passa e che un giorno potrei volere un figlio e potrebbe essere troppo tardi.

Vorrei dire che il problema è che alla mia età gli uomini single sono rari, e che la maggior parte è già impegnata (con l’uno o con l’altro sesso), ma uomini single ne conosco, anche se pochi.

Vorrei dire che più si va avanti e più si diventa esigenti – ma non è che abbia ricevuto avance e le abbia rifiutate ultimamente. Forse sono esigenti gli altri?

Vorrei dire che è perché cerco una storia seria e gli altri no – ma non è vero, perché non mi è capitata neanche una storia poco seria di recente.

Ogni tanto mi dico che c’è qualcosa nel mio atteggiamento che non va. Faccio troppo l’amica, faccio troppo la simpatica. Forse mi prendo troppo poco sul serio e allora perché dovrebbero prendermi sul serio gli altri. Non lo so.

Non è che non mi importi, che mi dispiacerebbe, che non ci pensi, ma forse sembra il contrario quando parlo con amiche nella stessa situazione, comprensibilmente tristi ma – per me – incomprensibilmente ostili a chi ha finalmente trovato l’amore – o qualcosa che ci somigli. Mi importa, non mi dispiacerebbe e ci penso, ma non voglio rattristarmi troppo per questo perché io ci spero ancora, né voglio guardare con invidia gli altri perché non posso fargliene una colpa se sono felici. Se lo sono meritato o hanno avuto un po’ di fortuna, che importa – ci vogliono entrambi i fattori nella vita. Io per ora ci spero ancora.

L’arrocco del riccio, 23 maggio 2019

Annunci

donna pc

La paura mi frega sempre.

Sono mesi che ho in programma di dare il via a un nuovo progetto, che non c’entra con la scrittura ma prevede comunque di scrivere, che è completamente diverso da questo blog ma in qualche modo sarebbe comunque un blog. Un progetto col mio nome, per una volta e la mia faccia (figurativamente parlando, non so se ci finirebbe davvero il mio faccino sopra).

Sono mesi che ho in testa questo progetto e rimando sempre perché aspetto che tutto sia programmato alla perfezione – come se si potesse – perché voglio studiarmi bene la cosa, perché la voglio fare per bene. E sono mesi che rimando perché più studio più scopro che ho da imparare, più cerco di definire le idee più me ne vengono in mente altre, più cerco di definire degli obiettivi precisi, più i miei obiettivi si espandono, diventando impossibili.

Ieri finalmente mi sono decisa. Ho creato una lunga lista di cose da fare e alla fine ho messo questo progetto da avviare. Ho pensato – figurati se riesco a fare tutte quelle cose prima. Le ho fatte.

Allora mi sono piazzata davanti al pc, ho aperto WordPress e ho iniziato a creare un nuovo account, ma.

Ma a un certo punto mi sono fatta prendere dall’ansia di star seguendo la procedura sbagliata, che non stavo  facendo come avevo fatto per il riccio, che stavo sicuramente seguendo la procedura per la versione a pagamento di WordPress e quindi che ho fatto? Ho fatto come una persona normale e mi sono fermata un attimo a riflettere? Ovviamente no. Mi sono fatta prendere dal panico e ho eliminato l’account. Poi – DOPO – ho fatto qualche ricerca e ho visto che stavo facendo nel modo giusto. D’altra parte l’avevo già fatto più di una volta.

A quel punto ho provato a ricreare l’account perché – mi sono detta – tanto quello di prima non esiste più – ma invece non si può o non ci sono riuscita e non posso usare il nome a cui avevo pensato con tanta cura. Per una volta con tanta cura.
E tutto questo per la paura che mi fa fare cose insensate e senza fretta perché alla fine bastava fermarmi un attimo a pensare, mettere in pausa tutto e cercare la soluzione su internet o chiedere a un amico, riflettere sul fatto che tra l’altro se era una versione a pagamento da qualche parte dove pur inserire dei dati per il pagamento, prendermi qualche minuto in più. E invece no, ansia e paura.

E adesso devo trovare un’alternativa e so già che ho finirò per impiegarci altri mesi o pur di “togliermi il pensiero” sarò approssimativa e non farò le cose per bene come avevo immaginato.

Ansia e paura. Sempre ansia e paura.

L’arrocco del riccio, 21 maggio 2019

Delirio parte cinque – A questo punto mi domando perché non abbia chiamato la pagina “I deliri del riccio”

pozzo

Chi si accontenta gode? Volere ciò che si ha e non avere ciò che si vuole?
E, d’altra parte, non è forse giusto desiderare il massimo per se stessi e far di tutto per ottenerlo?
E se ciò che si vuole non si può avere?
E se ciò che si vuole non esiste? In tal caso è lecito accontentarsi? In tal caso è accontentarsi? Voglio dire, se quello che si vuole proprio non esiste, non si può neanche far una scelta in fondo.
Che poi qui ci sarebbe da discutere sul significato del verbo “accontentarsi”, perché sembra sempre che ci sia qualcosa di negativo in questo verbo. Un “potevo avere di più e invece mi accontento di questo”. E invece, stando al dizionario accontentarsi vuol dire essere appagati, contenti per qualcosa. Non c’è nessuna limitazione. Non c’è nessun paragone. Nessun “potevo avere… e invece…”.
E quindi come ci si deve regolare? Fino a che punto desiderare, fino a che punto accontentarsi, fino a che punto aspettare, fino a che punto limitarsi?
Tra il chi si accontenta gode e la fortuna aiuta gli audaci, dove ci si deve fermare?

L’arrocco del riccio, 30 agosto 2012