Piove forte,
le luci distorte dalle gocce d’acqua alla finestra – c’entra qualche legge ottica che non ricordo, sarà la rifrazione?
Piove forte e ho il bucato in una bacinella, aspetta di poter uscire – anche lui.
Preparo una cioccolata calda anche se la mia coscienza mi dice – sarebbe meglio una tisana. Ho aperto il mobile della cucina e anche la tisana fissandomi da una mensola mi ha detto la stessa cosa. Mi guarda come se volesse dirmi – che mi hai comprata a fare?
Mi aveva chiesto la coscienza di comprarti, prenditela con lei, io non c’entro niente.
Non riesco a ricordare se siamo mai rimasti a casa insieme mentre fuori pioveva, magari a fare l’amore, magari a guardare un film, probabilmente no. Peccato, sarebbe un bel ricordo da associare alla pioggia.
Comunque adesso mi metto sul letto e leggo, ché nonostante tutto questo tempo sono giorni che non prendo un libro in mano. Sento che mi sta fissando anche lui dal comodino. Arrivo, tranquillo.

L’arrocco del riccio, 1 aprile 2020
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Sorridi o sei imbronciato dietro quella mascherina?
Mi mancano le espressioni del volto. Certo, gli occhi dicono – a volte – molto più delle parole, ma vuoi mettere l’immediatezza di un sorriso?

L’arrocco del riccio, 31 marzo 2020
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Delirio parte 35: era da maggio scorso che non deliravo (pubblicamente, almeno). Mi sembra opportuno porre rimedio.

Chi è appassionato di Grey’s Anatomy lo sa benissimo qual è uno dei principi alla base della diagnosi differenziale: quando senti il rumore di zoccoli pensa a un cavallo, non a una zebra. Prima considera le patologie più probabili, poi quelle meno improbabili. Così se qualcuno la febbre e non vive in una zona a rischio malaria, probabilmente ha una semplice febbre e non la malaria: è una questione di probabilità.
Così normalmente quando mi viene la tosse, io penso a una banalissima tosse. Ce l’ho ogni anno praticamente da novembre ad aprile da che io abbia memoria. Ce l’ho inoltre in situazioni di stress: questa simpatica tosse nervosa mi ha accompagnato a ogni esame universitario e mi si è placata solo nell’ultimo anno di relativa tranquillità.
Quindi normalmente per me la tosse è un cavallo. Un fastidioso cavallo ma pur sempre un cavallo.
Ma di questi tempi, come si fa a non pensare alle zebre?

Questo post si sarebbe potuto intitolare: momenti di paranoia dopo qualche colpo di tosse isolato che però mi ha fatto venire l’ansia. E l’ansia mi ha fatto venire la tosse nervosa. Che mi ha fatto venire l’ansia, che indovinate? Mi ha fatto venire la tosse nervosa. Loop. Poi però ho fatto mente locale e ho realizzato che dato il mio comportamento nelle ultime settimane è estremamente improbabile che sia una zebra e mi sono ricordata che prossimamente ho un esame da fare, quindi sarebbe stato strano non avercela la tosse, nel mio caso. E magicamente la tosse è scomparsa. Mi sembra un po’ lungo come titolo, però.

(Poi nulla è impossibile, solo molto improbabile, ma voglio provare a essere tranquilla. Prudente ma tranquilla.)

L’arrocco del riccio, 30 marzo 2020
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In questo periodo di quarantena ci aiutano gli amici che cercano di farsi più vicini, la musica,i libri, i film (l’arte in generale). Cominciamo dalla musica.
C’è qualche canzone che mi consigliereste di ascoltare?
Io ve ne consiglio due, una per sorridere e una per riflettere:
– Você me apareceu (dei Kaledoscopio): non ho la minima idea di cosa voglia dire il testo e non mi interessa. Solo a sentirla mi mette di buon umore e va bene così.
– The sound of silence (di Simon & Garfunkel): un brano sull’incomunicabilità.

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Cosa mi consigliate?
L’arrocco del riccio, 28 marzo 2020

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Bevo un frullato mentre guardo un video su Youtube per provare a sfruttare il tempo imparando qualcosa di nuovo e intanto è la seconda volta oggi che passa l’auto della protezione civile per ricordare a tutti di stare a casa.
I frullati mi ricordano quando ero piccola e questo era l’unico modo che mia madre aveva per farmi mangiare la frutta. Ora è l’unico modo che ho io per farmi mangiare la frutta. Volevo buttarci dentro un cucchiaio di Nutella, invece ho optato per un po’ di cannella e mi sono sentita proprio una persona saggia.
Da stamattina sono passate già tre ambulanze. In realtà non lo so se siano molte o poche (in assoluto). Mi sono sembrate tante, ma a pensarci bene non so in giorni “normali” quante ne passino. La strada davanti casa mia conduce a un ospedale, è possibile che di ambulanze ne passino spesso anche in giorni normali, forse semplicemente io non sono mai stata a casa tutto questo tempo – in giorni normali.
Cerco di fare attività fisica e mangiare in maniera salutare, ma oggi ho ceduto a diversi quadratini di cioccolata. Forse la prossima volta che vado a fare la spesa non dovrei comprarla, ma poi mi dico: se poi mi viene voglia la prossima spesa chissà quando sarà.
In realtà per ora le giornate stanno passando abbastanza bene, ho creato una lista così fitta di cose da fare che ci sono dei giorni in cui neanche ce la faccio. Forse una delle cose che dovrei imparare a fare in questo periodo è organizzare il tempo. Dovrei imparare a prioritarizzare. Credo che ora si dica così, anche se il computer me lo segna come errore. D’altra parte mi segna come errore anche Nutella, che ne può mai sapere lui.
Cerco di sentire ogni giorno qualcuno che non sento da tempo, anche se mi fa un po’ strano. Mi metto nei panni dell’altra persona che potrebbe pensare: ci voleva una pandemia per farti alzare la cornetta e farmi una telefonata? Anche se usare la cornetta mi sembra un’espressione un po’ démodé .
Va tutto bene, ma non vedo l’ora che vada meglio.

L’arrocco del riccio, 26 marzo 2020
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Gli errori sono inevitabili, ce lo dice anche la scienza: non esiste una misura che sia completamente esente da errore. Non importa quanta attenzione si faccia, non importa quanto efficienti siano gli strumenti che utilizziamo, quanto sia competente la persona che effettua la misura: un’incertezza ci sarà sempre.
E se è così nella scienza, figuriamoci nella vita di tutti i giorni.
Non ci resta – come nella scienza – che cercare di ridurre al minimo gli errori che facciamo e farne una stima. Se sappiamo di quanto ci sbagliamo, se sappiamo quanto ciò che facciamo è affidabile, sappiamo anche che peso dare ai nostri errori.
E forse, una volta che siamo coscienti che gli errori sono inevitabili, potremo imparare ad essere più inclini al perdono con gli altri e con noi.

L’arrocco del riccio, 25 marzo 2020
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