cappuccino quaderno e penna

Ci sono periodi in cui ci sono degli argomenti che mi stanno particolarmente a cuore. In questo momento, per esempio, il tema del tempo – che passa, che non è mai abbastanza, che invece forse lo è, ma io non so viverlo al meglio – è uno di quelli che sento di più, ve ne sarete accorti. Prima, invece, parlavo quasi solo di amore e di cioccolata. Domani chissà.

L’arrocco del riccio, 27 maggio 2017

orologio MomArt

Non ho abbastanza tempo per fare quello che dovrei, figuriamoci per quello che vorrei. Vorrei giornate più lunghe, ma forse non basterebbe aggiungere ore ai giorni, non so mai come dividermi.

Quando mi dedico allo studio e al lavoro, mi sembra di non dedicare abbastanza attenzioni alla mia famiglia, rinchiudendomi in una stanza da sola.

Quando lascio le scartoffie per stare con la mia famiglia, mi domando se in questo momento della mia vita non dovrei dare la priorità alla mia carriera. Quale carriera, poi, è un altro problema: e quindi dovrei dedicare del tempo a capire cosa voglio, se sono all’altezza e quali siano le reali possibilità.

Se mi dedico agli altri mi dico che dovrei trovare del tempo per me ma poi, mi dico, non sarei un’egoista?
Quando faccio cose penso che dovrei riposarmi, ma quando potrei riposarmi mi viene l’ansia di fare, fare, fare.

Ed è meglio fare molte cose o farle molto bene? Certo, l’ideale sarebbe riuscire a fare molto bene molte cose, ma quando? Conosco poche persone che ci riescono ed hanno tutta la mia stima.

Trascurare qualcosa per non stressarmi troppo? Ma poi qualcuno probabilmente dovrebbe fare quella cosa al posto mio e non va bene. Rinunciare a un hobby o a un’uscita con gli amici? Ma poi a favore di che: del lavoro o del riposo?

Non ho abbastanza tempo per fare quello che dovrei, figuriamoci per quello che vorrei, ma forse si tratta di capire cosa voglio davvero: è solo una questione di priorità. Prima di tutto la felicità.

L’arrocco del riccio, 26 maggio 2017

La foto è di Simona Donnarumma (MomArt)

 

 

 

donna di spalle
Ho imparato a stare da sola
a ritagliarmi i miei spazi
a riservarmi i miei tempi.
Ma talvolta
– talvolta –
nonostante gli amici
nonostante gli affetti
mi manca l’amore.
La solitudine però
rende vulnerabili
inclini a facili invaghimenti
e allora tengo li occhi aperti
e i piedi saldi a terra.
Questa però non sono io.

L’arrocco del Riccio, 17 maggio 2016

Dipinto di Damian Klaczkiewicz
Un giorno magari quando ci incontreremo avrò un vestito rosso e le calze nere e i tacchi alti e i capelli raccolti e un trucco ben fatto, gli orecchini giusti e sarò bellissima o potrei esserlo ma l’imbarazzo mi farà dire una cosa sciocca, ridere un po’ più del dovuto e sarò forse meno sensuale di quanto avrei voluto,di quanto avrei pensato, di quanto avrei potuto ma forse a te andrà bene lo stesso e penserai che sono bella davvero, che ti faccio ridere, ma in senso buono perché sono un po’ buffa, me lo dicono tutti, ma in senso buono, o almeno così mi dicono, poi chi lo sa se me lo dicono per non farmi rimanere male ma io non ci rimango male se mi dite che sono un po’ buffa, mi basta solo che poi per qualcuno – tipo per te – io sia un po’ buffa ma anche bella e un po’ sensuale, mica poi tanto, quanto basta, e ci vorrebbe un punto da qualche parte tra queste parole, non solo virgole, ci vuole un punto per respirare ma il punto è, con questo punto, che non so dove metterlo perché i pensieri stanno correndo e non riesco a fermarli più.

L’arrocco del Riccio, 31 dicembre 2015
Dipinto di Damian Klaczkiewicz

pro e contro

Scelte di testa o scelte di pancia: chissà se è meglio seguire il cervello o il cuore.

Io a scegliere non sono mai stata brava perché voglio tutto, che poi è come non volere niente.

Scrivere liste di pro e e contro non serve, perché ci sono fattori che pesano più o meno di altri.

Vorrei ma chissà se sarebbe conveniente.

Non vorrei ma chissà se sarebbe opportuno.

I se, forse e però non aiutano.

I consigli si chiedono ma non sempre si seguono e gli amici migliori non ti dicono quello che devi fare ma cercano di farti ragionare in maniera oggettiva.

Le variabili sono sempre tante e il “chissà cosa succederebbe se invece di così facessi in quest’altro modo” è dietro l’angolo.

Da piccoli non si vede l’ora di crescere per poter prendere le proprie decisioni da soli, io a volte vorrei che qualcuno scegliesse per me come quando ero piccola. Ma pare che io sia diventata grande.

L’arrocco del riccio, 20 maggio 2017