marilyn-monroe

Promemoria: non indossare vestiti ampi se la giornata è ventilata. Non sono mica Marylin.

L’arrocco del riccio, 23 giugno 2018

Annunci

Oggi devo combattere con i miei pensieri, mi portano dove non vorrei. Io scrivo elenchi di cose da fare, cerco di ottimizzare i tempi – sono sempre stata brava a programmare – ma la mia mente oggi ha deciso, oggi niente programmi.
Provo a incastrare due impegni ma tutto ciò a cui riesco a pensare sono i mie fianchi che si incastrano a perfezione tra le sue mani.
E le sue labbra sfiorano le mie, e il suo profumo è così buono e le sue dita carezzano il muo viso.
Sono baci, solo baci ed è tutto nella mia mente ma questa volta devo combatterli questi pensieri -via le fantasie, avanti i progetti, le scalette, l’agenda fitta. Ché se riempio di impegni la mia mente, forse le fantasie saranno spinte a forza fuori. In questa guerra ai pensieri vincerò io, almeno per oggi.

L’arrocco del riccio, 6 maggio 2015

Delirio del riccio, parte 32 – volevo solo esporvi un dubbio esistenziale scemo ma poi inizio a divagare raccontandovi cose a caso, tipo che sono stata sorpresa da un temporale estivo e ho fatto la comparsa come fantasma in un video.

ragazza pioggia

(Quando si compra un vestito in un negozio, si può indossarlo subito? Immagino di sì, una volta che lo si è pagato. Ma come si fa? Si torna nel camerino a indossarlo? Si chiede il permesso al commesso?)

Ieri pomeriggio – Napoli centro.

È una bella giornata di sole, i turisti affollano Via Toledo, io sono come sempre in anticipo e decido di regalarmi un po’ di shopping – è da un sacco di tempo che non lo faccio perché mi dico che non è il periodo giusto per spendere soldi in vestiti o scarpe, tutto sommato non necessari. Ma è stato il mio compleanno qualche giorno fa, un regalo posso concedermelo.

Mentre cammino mi accorgo che la mia camicia continua sbottonarsi. Potrebbe essere un suo modo per ringraziarmi dopo che ho dedicato un post alle camicie qualche giorno fa o forse mi è cresciuto il seno. Un po’ insolito dopo i trenta, ma chi sono io per oppormi alla natura? In ogni caso, non posso andare in giro così, quindi decido che il primo acquisto da fare è una maglia per sostituire la camicia. Ma.

(Quando si compra un vestito in un negozio, si può indossarlo subito? Immagino di sì, una volta che lo si è pagato. Ma come si fa? Si torna nel camerino a indossarlo? Si chiede il permesso al commesso?)

Compro la maglietta, pago, e penso di chiedere al commesso se posso rientrare nel camerino a indossarla – non so se serva il permesso, ormai la camicia è mia, ma ho il terrore assurdo quanto probabilmente infondato che quando uscirò dal negozio suoni qualche allarme. Ma perché mai? Ho anche lo scontrino. Alla fine decido che mi scoccio di chiederlo, non tanto per il commesso ma per le persone dietro di me in fila (e perché mai? Che importa a loro? Probabilmente sono troppo presi dal cellulare per pensare a me).

Mi avvio verso l’uscita ma ma mentre sono sulle scale mobili mi arriva un messaggio. È di mia madre che mi chiede se sto bene e se ho avuto problemi con il temporale. Che temporale? Sono entrata nel negozio col sole, i turisti con occhiali da sole e infradito, tutti a mangiare gelati e granite.

E invece bum. Tuoni, fulmini, e saette. Anzi no, tuoni, fulmini, saette e niente ombrello in borsa. Bene, sarà un veloce temporale estivo. Velocissimo. Entro nel negozio dopo, tanto oggi sono in vena di shopping (mai fare shopping quando diluvia, si rimane di più nei negozi, devo ricordamelo la prossima volta), esco, entro in quello dopo. Mi convinco anche a cambiarmi la maglia, così almeno non giro per la città dando scandalo – ho preparato tutta una spiegazione nella mia testa se dovesse suonare qualche allarme o se l’addetta ai camerini trovasse sospetto vedermi entrare come una camicia e uscire con una maglia (come se fosse la preoccupazione principale delle persone, guardarmi. Ma magari che ne so, agli addetti ai camerini dicono di far attenzione a questo genere di cose).

Esco dal negozio, entro in quello successivo, entro, esco, entro, esco (non compro più niente, però non esageriamo. Non mi serve assistenza, grazie, do solo un’occhiata). Tutto sommato posso continuare così fino al luogo del mio appuntamento.

Se non fosse che.

Se non fosse che devo attraversare Piazza Plebiscito. E ovviamente (e per fortuna) non ci sono negozi a Piazza Plebiscito. E non mi è mai sembrata così lunga, Piazza Plebiscito. I piedi bagnati scivolano nei sandali e mi costringono a un’andatura bizzarra, o forse non è colpa della pioggia – ma dei sanpietrini. E lo so che potrei comprare un ombrello da uno dei millemila venditori di ombrelli che si staranno domandando come mai non voglio spendere pochi euro pur di comprarne uno. Perché è estate, ok? È vero che comincia ufficialmente domani ma per me è estate, questo sarà un temporale estivo e tra poco finirà. Pochissimo.

Tiro fuori la mia vecchia camicia dalla borsa e la uso per coprirmi la testa

Dal lungomare arrivano due turiste in bikini che probabilmente stavano prendendo il sole sugli scogli, sono avvolte in teli da spiaggia. Una delle due col cellulare riprende l’amica che cammina sotto la pioggia parlando in una lingua che non conosco, io ci passo giusto in mezzo. La prospettiva è tale che quando guarderanno il video vedranno solo la camicia che avevo poggiato sulla testa: un fantasma a Napoli.

Finalmente sono arrivata, vorrei lasciarvi con un finale migliore. L’avevo anche pensato mentre scrivevo ma l’ho dimenticato presa dal fiume di parole. Faccio sempre così, dovrei prendere l’abitudine di appuntare da qualche parte le idee che mi vengono. Lo faccio già ma a volte penso che alcune è impossibile che me le dimentichi. E invece le dimentico sempre.

Comunque, tra parentesi, io oggi volevo solo rendervi partecipi di un mio dubbio, una mia perplessità.

(Quando si compra un vestito in un negozio, si può indossarlo subito? Immagino di sì, una volta che lo si è pagato. Ma come si fa? Si torna nel camerino a indossarlo? Si chiede il permesso al commesso?)

L’arrocco del riccio, 21 giugno 2018

panorama

Fuori il vento scuote gli alberi mentre, raggomitolata in una coperta, leggo un libro in una posizione scomoda che non ho voglia di cambiare. Me ne pentirò tra un po’, quando la spalla e il braccio inizieranno a farmi male ma per ora non mi muovo.
Dalla finestra vedo la chioma di un pino che ondeggia, foglie che si rincorrono sul selciato. Mi vengono in mente quelli che sono fuori, al freddo, e penso a quanto sia fortunata ad avere una coperta in cui stringermi e soprattutto un tetto sulla testa.
Penso a tutto ciò che potrei fare per cambiare le cose, anche in piccolo, poi non faccio niente se non cambiare posizione perché il braccio mi fa male.

L’arrocco del Riccio, 31 ottobre 2015