Non ho scritto nulla su quanto sta succedendo in Afghanistan perché avrei voluto scrivere qualcosa sì di intelligente o profondo ma soprattutto utile e non avevo le parole per farlo. Non conosco abbastanza bene la storia, la politica e la cultura del luogo, e sebbene ritenga sia in generale utile sensibilizzare su certi temi anche se non si è super esperti in materia, non essendo sicura ho preferito non aggiungere la mia voce alle altre, per non creare ulteriore confusione in chi, come me, non sa come orientarsi.Oggi però ho letto un articolo sul femminicidio della ragazza di Aci Trezza e l’immagine delle donne uccise quest’anno in Italia (QUARANTUNO) si è sovrapposta nella mia mente ad alcune immagini che arrivano dall’Afghanistan. E nessun paragone è possibile, né sensato – non c’è una vita più importante di altre – però quando leggo o sento che dovremmo essere noi a mostrare agli altri come si trattano le donne, come si difendono i loro diritti, come si liberano dall’oppressione di alcuni uomini, non posso pensare che da noi molto spesso la donna si deve difendere anche – anche, e quindi non solo – da chi dice di amarla. Ovviamente mentendo, perché di amore non si tratta. In ogni caso, siamo sicuri di essere nella posizione di insegnare qualcosa? Perché se è vera quella cosa che si insegna con l’esempio e non con le parole, siamo messi molto male. (Nonostante le denunce. Per quelli che, anche in questo caso: ma la colpa è pure delle donne, ché non denunciano.)P.S. Forse son diventate già QUARANTATRE, ci sono stati altri due femminicidi non ho capito se avvenuti prima o dopo quello di Aci Trezza. QUARANTATRE. E sì, lo scrivo urlando anche se so che non sta bene.

L’arrocco del riccio, 23 agosto 2021
(pubblicato in ritardo per problemi di connessione)

Non ho scritto nulla su quanto sta succedendo in Afghanistan perché avrei voluto scrivere qualcosa sì di intelligente o profondo ma soprattutto utile e non avevo le parole per farlo. Non conosco abbastanza bene la storia, la politica e la cultura del luogo, e sebbene ritenga sia in generale utile sensibilizzare su certi temi anche se non si è super esperti in materia, non essendo sicura ho preferito non aggiungere la mia voce alle altre, per non creare ulteriore confusione in chi, come me, non sa come orientarsi.
Oggi però ho letto un articolo sul femminicidio della ragazza di Aci Trezza e l’immagine delle donne uccise quest’anno in Italia (QUARANTUNO) si è sovrapposta nella mia mente ad alcune immagini che arrivano dall’Afghanistan. E nessun paragone è possibile, né sensato – non c’è una vita più importante di altre – però quando leggo o sento che dovremmo essere noi a mostrare agli altri come si trattano le donne, come si difendono i loro diritti, come si liberano dall’oppressione di alcuni uomini, non posso pensare che da noi molto spesso la donna si deve difendere anche – anche, e quindi non solo – da chi dice di amarla. Ovviamente mentendo, perché di amore non si tratta.

In ogni caso, siamo sicuri di essere nella posizione di insegnare qualcosa? Perché se è vera quella cosa che si insegna con l’esempio e non con le parole, siamo messi molto male.

(Nonostante le denunce. Per quelli che, anche in questo caso: ma la colpa è pure delle donne, ché non denunciano.)

P.S. Forse son diventate già QUARANTATRE, ci sono stati altri due femminicidi non ho capito se avvenuti prima o dopo quello di Aci Trezza. QUARANTATRE. E sì, lo scrivo urlando anche se so che non sta bene.

L’arrocco del riccio, 23 agosto 2021

(caricato in ritardo per problemi di connessione)

È facile, quando ci si ritrova ad affrontare un cambiamento, pensare che siamo noi quelli in difficoltà, siamo noi a ritrovarci fuori dalla confort zone, siamo noi a doverci adattare.
È facile, soprattutto quando il cambiamento è imposto – ma a dirla tutta anche quando è ricercato. Noi, noi, noi.
E invece no.
Quelli che sono cambiamenti per noi, sono cambiamenti anche per coloro che sono intorno a noi. Sicuramente in modo diverso, sicuramente in misura diversa, ma mentre noi siamo impegnati ad affrontare il cambiamento, ad abituarci, a decidere se è quello che vogliamo o no e se possiamo farci qualcosa, anche tutti coloro che ci incontrano si scontrano con qualcosa che è diverso, è cambiato, e magari non li riguarda in prima persona ma li riguarda comunque.
Quindi sì, ci siamo noi. Ma non dovremmo dimenticarci degli altri.

L’arrocco del riccio, 12 agosto 2021

Stavo per salire in auto quando l’ho visto – così all’improvviso, in un riflesso nello specchio. Non era la prima volta, lo sapevo benissimo che era là, sapevo che non era solo, ma finora l’avevo ignorato. Ok, tu sei lì e io sono qui, lasciamoci in pace a vicenda.
Ho pensato tante volte di coprire tutto, non sarei stata la prima e non sarei stata l’ultima ma poi mi sono detta – non è ancora il momento. Quel pomeriggio però ho pensato – che ci fai lì, perché mi metti di fronte alla realtà?
Stavo per salire in auto quando l’ho visto e in quel momento ho pensato che non sarei riuscita a ignorarlo ancora.
Era lì. A ricordarmi del tempo che passa, a ricordarmi che certe cose se voglio farle devo farle ora, a ricordarmi che non devo perdere tempo.
Magari poi mi libererò di lui, la vanità quasi sicuramente vincerà – un po’ di vanità non fa male, dopotutto. Ma per ora continueremo a incontrarci ogni giorno allo specchio, caro capello bianco.

L’arrocco del riccio, 10 agosto 2021

Si va via per tanti motivi –
perché si vuole andare altrove
perché non si può più restare
a volte semplicemente capita –
non è che si possa sempre scegliere.
Si va via in cerca di compagnia
altre volte in cerca di solitudine
perché non c’è più spazio
o perché ce n’é troppo – e ci si sente spaesati.
Si va via perché non si è all’altezza o perché si vuole di più – meglio la seconda, mi verrebbe da dire. Ma poi chissà.
Si va via per tanti motivi, non sono né giusti né sbagliati. E per tanti motivi si vorrebbe restare.

(ma vale anche il contrario)

L’arrocco del riccio, 5 agosto 2021