Delirio del riccio 29 – Dubbi esistenziali che Amleto mi fa un baffo, anzi due.

agenda

Spoiler: alla fine del post, si scopre che è un post inutile. Non dite che non vi avevo avvertito!

Come ogni anno in questo periodo dell’anno mi tocca prendere una decisione difficile.
La lista dei pro e dei contro si fa sempre più lunga e il dubbio mi attanaglia.
Devo comprare un diario per prendere nota dei miei impegni o un’agenda?
Il diario incomincerebbe da settembre, l’agenda da gennaio.
L’anno scorso ho comprato un diario quindi se decidessi di prendere un’agenda da settembre a dicembre non saprei come fare. Quindi potrei scegliere di nuovo il diario.
Ma così rischio di entrare in un circolo vizioso da cui non uscirò mai più e sarò costretta a usare diari al posto dell’agenda per tutta la vita.
O potrei segnare le cose sul cellulare fino a dicembre e poi comprare un’agenda. O usare il cellulare tutto l’anno, che farebbe abbastanza figo.. Il punto è che non ho proprio un ottimo rapporto con la tecnologia.
A favore dell’agenda, il suo essere più professionale.
Volete mettere interrompere una conversazione per dire “Scusa, devo consultare la mia agenda”, invece di “Scusa, devo consultare il mio diario.”?
Anche perché mi conosco, i miei diari non sono mai seri. Ma forse non sarebbe seria neanche la mia agenda, quindi direi che la serietà della cosa non va inserita né nei pro né nei contro.
Poi c’è il problema delle dimensioni: in genere i diari sono più ingombranti delle agende. Esistono agendine piccole e comode da infilare in borsetta ma a me piace avere spazio per scrivere. Non che chissà quanti impegni abbia. A onor del vero spesso scrivo le cose ma poi mi dimentico di controllare cosa ho scritto. In effetti difficilmente consulto la mia agenda. E a dirla tutta in genere passate le prime due settimane mi passa l’entusiasmo e non scrivo più niente. Ma quindi che razza di dubbio è?
E che ho scritto a fare questo post se il dubbio non ha ragione di esistere?

Qualcosa mi dice che comprerò un diario. Poi magari a dicembre cambierò idea e comprerò anche un’agenda. Poi non userò nessuna delle due cose e l’anno prossimo a settembre riproporrò lo stesso dubbio. Forse dovrei segnarmi sul diario/agenda di non farlo.

L’arrocco del Riccio, 29 agosto 2015

Annunci

Delirio del riccio 28 – Pensieri e cacca. Se dovessi scegliere un titolo breve per questo post, sarebbe questo. Ma contro ogni apparenza, è quasi un post profondo. Quasi.

barca

Ho dentro fiumi di parole che non so bene dove mettere.
Ce le ho tutte in testa, confuse coi pensieri. I pensieri. Sono loro che prendono e poi si trasformano in parole e io non so dove metterle. Non che avessi un posto sicuro dove mettere i pensieri, a dirla tutta.
Stanno lì (qui) nella mia mente, vagano, ogni tanto mi sembra di perderne qualcuno ma non sono perdite definitive perché quando meno me lo aspetto poi rispuntano fuori. Un po’ come quando cerchi qualcosa e non riesci a trovarla poi magari dopo due settimane, quando non ti serve più, esce fuori. Solo che con i pensieri non sono certa che ce ne siano alcuni che non servono più. Forse in certi periodi della vita alcuni pensieri assumono meno importanza, altri più e poi capita la situazione inversa ma non penso che ci siano pensieri che non servono più. E mentre lo scrivo mi sta venendo qualche dubbio perché stamattina camminando ho evitato di pestare una cacca di cane e ho pensato “Attenzione a quella cacca” e non penso che questo pensiero mi servirà ancora in futuro. Potrebbe servirmi ancora il pensiero generico “non calpestare la cacca”, ma quella cacca lì, quella in particolare, non mi capiterà mai più. Forse domani mattina sulla stessa strada, ma insomma, di qui a qualche giorno è un pensiero che mi sarà totalmente inutile. Serve conservare pensieri del genere? Non penso proprio. D’altra parte se ricordassimo tutti i nostri pensieri ci sarebbe una confusione incredibile nelle nostre teste. Nella mia già la situazione non è delle migliori.
Comunque tutti questi pensieri chissà che fine fanno. Chissà se si dimenticano definitivamente o vengono riposti in un cassettino della mente per saltare fuori all’improvviso. Magari tra tre anni ricorderò di quella cacca di cane. Spero di no.
Non me ne intendo di psicologia/neurologia/psichiatria o qualunque sia la branca della medicina che studia queste cose, non so nemmeno quanto se ne sappia in proposito ma credo che la mente umana sia ancora molto misteriosa e per certi versi credo che questo le attribuisca un certo fascino. Insomma, spero che si scopra tutto quanto può servire per guarire certe malattie della mente e del cervello ma se rimane qualcosa di misterioso nel modo di pensare, devo dire, forse non mi spiace poi così tanto.
In ogni caso, il tipo di post che avevo intenzione di scrivere era completamente diverso. Praticamente, solo “Ho dentro fiumi di parole” fa parte del pensiero iniziale che ora ovviamente non ricordo. Vabbè, era da tanto che non scrivevo qualcosa da infilare nell’album dei deliri.
Scusatemi per aver parlato così tanto di cacca di cane.

L’arrocco del Riccio, 12 maggio 2015

Delirio del riccio 27 – In difesa di San Valentino, il riccio- pensiero. Ci sono suggerimenti importantissimi per l’uomo della mia vita. Non si sa mai che non solo esista ma segua anche il blog.

amore

 

Fatemele dire due parole su San Valentino. Che poi forse sono le stesse parole dell’anno scorso, non lo escludo: ogni tanto faccio come quegli anziani che raccontano sempre le stesse storie.
Dicevo, San Valentino.
Parte delle persone che dispensa cuori a destra e a manca, parte che inveisce contro questa festa consumistica fattasolopervenderecioccolatini. Poi ci sono quelli che se la prendono con San Valentino ad anni alterni, in dipendenza dalla loro vita sentimentale e quelli che in periodi di magra sentimentale tirano fuori la storia che San Valentino non è la festa degli innamorati, ma dell’amore e di chi si vuole bene, quindi nel dubbio festeggiamo tutti quanti anche se siamo single e non se ne parli più. Che poi dico io, se proprio avete voglia di festeggiare, potete farlo a San Faustino che poverino è visto sempre come una festa di ripiego “Vabbe’, visto che proprio non posso festeggiare la festa degli innamorati, allora festeggio a quella dei single. Ma speriamo sia l’ultimo anno.” Domani se mi ricordo scrivo anche qualcosa per San Faustino.

Arrivando a un punto, perché che ci crediate o meno c’era un punto in tutto questo discorso, alla fine che dipenda tutto da come questa festa la si vive. Sì, può essere vissuta come una festa consumistica in cui si spendono soldi per regali inutili e baci di cioccolata, ma non è mica detto. A volte i regali più apprezzati sono i più semplici: un biglietto fatto a mano, un fiore, una cena preparata con amore, un braccialetto che non costa quasi niente ma che può avere un significato speciale per un motivo stupido che magari poi a raccontarlo nessuno lo capisce. Per esempio a me piacerebbe tanto ricevere un palloncino a forma di cuore, uno di quelli che volano e probabilmente regali più costosi non mi renderebbero altrettanto contenta (uomo della mia vita, se esisti e mi leggi prendi nota).
Poi ci sono quelli che:
“A San Valentino tutti cuori e poi vi riempite di corna!!!”
“Oggi a festeggiare San Valentino, poi tra una settimana si lasciano tutti.”
“Ci si ama tutto l’anno, mica solo a San Valentino!!!”
Non è la regola, ma in genere sono esclamazioni di single.
Ecco il mio pensiero, il riccio-pensiero: è vero, ci si ama tutto l’anno e non solo a San Valentino e alcune relazioni non sono poi così rosee come si cerca di mostrare, però.
Chi si riempie di corna finge di amarsi tutto l’anno, non solo a San Valentino.
Chi si lascia poco dopo San Valentino, non è detto che lo sappia in anticipo. O almeno, quasi sicuramente uno dei due non lo sa, e chi invece sta per lasciare (e quindi lo sa), potrebbe anche solo star facendo un tentativo (banale e tutto quello che volete voi, ma pur sempre un tentativo) di recuperare un po’ di romanticismo.
E infine. Sì, ci si ama tutto l’anno. Sì, bisognerebbe sempre trovare del tempo per la persona amata.
Sì, è tutto vero ma se uno si ama tutto l’anno, che male c’è nello scegliere un giorno per ricordarselo una volta di più? In un mondo in cui si va sempre di fretta, perché non approfittare di una festa per avere una scusa in più per prendersi del tempo per stare insieme?
Alla fine, se vogliamo, le mamme e i papà sono importanti tutto l’anno, ma non ho mai sentito nessuno che alla festa della mamma o del papà inizia a lamentarsi che “Ma i genitori sono importanti tutto l’anno!!!! Che senso ha festeggiare solo oggi?!?!?!?!”. Eppure il succo è lo stesso.
Vogliamo bene ai nostri genitori tutti i giorni, scegliamo un giorno per festeggiarli, perché non fare la stessa cosa a San Valentino?
Detto questo, vi devo dire che io oggi ho sentito una cosa del tipo: “Non ci possiamo fidanzare oggi perché poi l’anniversario coincide con San Valentino e ci perdiamo una festa e un regalo.” E mi rimangerei tutto quello che ho scritto prima, ma voglio sperare che siano dei casi rari, rarissimo.
P.S. Uomo della mia vita, tieni presente che a me i baci di cioccolata piacciono un sacco.

L’arrocco del riccio, 14 febbraio 2014

Delirio del riccio, parte 23 – Inizio parlando di una cosa, finisco per parlare di calzini. Non credetemi quando scrivo che smetterò di indossarli perché non è vero. Sono troppo freddolosa.

calzini

Facebook mi offre la possibilità di monitorare cinque pagine per vedere quanti ‘Mi piace’ ottengono, tenerle sotto controllo e regolarmi di conseguenza.
La prima domanda che sorge spontanea è: chi se ne importa?
La seconda è: perché?
Se una pagina mi piace, la seguo. Se la pagina in questione ottiene tanti ‘Mi piace’, mi fa piacere per chi la gestisce e se invece perde consensi un po’ mi può dispiacere ma in entrambi i casi in che modo dovrei regolarmi di conseguenza?
Dovrei elaborare delle strategie? Allora, la pagina “Blablabla” parla di amore, ha guadagnato dieci fan, l’amore va forte in questo periodo. Ora scrivo di amore pure io, mi faccio notare nella pagina “Blablabla” e vedo di attirare quelle persone da me.
Oppure. La pagina “TizioCaioSempronio” parla di cucina, la cucina va di moda. Adesso apro la rubrica “Le ricette del riccio” e vediamo se la cosa funziona.
O cavolo, la pagina che parla di calzini ha perso consensi, devo ricordarmi di non parlare di calzini nei miei post prossimamente (esisterà una pagina sui calzini?). Devo rimandare il trattato sui calzini, e dire che meditavo da tempo si scriverlo. E se adesso che ho nominato la parola ‘calzini’ perdessi dei fan? Non fatelo, vi prego, non parlerò mai più di calzini, davvero. Smetto di indossarli.
Ora, c’è qualcosa che ovviamente mi sfugge nella logica delle pagine Facebook anche se il problema secondo me non sono tanto le pagine o chi le gestisce (a volte anche chi le gestisce) ma che uso Facebook pensa che le persone debbano fare delle pagine. E spero di aver scritto una frase sensata.
In ogni caso, ovvio che mi piaccia ricevere consensi e che la gente legga quello che scrivo. Se non volevo che qualcuno mi leggesse, scrivevo su un diario e lo tenevo per me. Mi piace quando trovo ‘Mi piace’ o commenti e quando qualcuno condivide quello che scrivo. Ho avuto la possibilità di confronti interessanti con persone che la pensavano in maniera simile o diversa dalla mia su diversi argomenti, più o meno seri ed è evidente che non ne avrei avuto la possibilità senza far conoscere un po’ la mia pagina in giro.
La questione è che mi piace ricevere consensi indipendentemente da quanti ne ricevano altri. Non è che se io ho un mi piace e un’altra pagina ne ha dieci mi dispero. Soprattutto non tengo d’occhio quella pagina per vedere se i suoi fan aumentano o diminuiscono, né costruisco bamboline voodoo con la speranza che i suoi consensi diminuiscono. Né se la mia pagina ha più ‘Mi piace’ di un’altra inizio a saltellare per casa gioendo. Quello in genere succede quando mi contatta il tipo che mi piace cosa che tra parentesi non accade da un po’, quindi per ora niente saltelli (che ho scritto a fare ‘tra parentesi’ se poi non ho scritto tra parentesi?).
Avevo iniziato a scrivere questo post prima di pranzo e ora che mi sono riseduta davanti al pc mi rendo conto che non ricordo più quali erano le conclusioni alle quali volevo arrivare. Forse volevo addirittura mettervi a parte di un pensiero profondo ma ormai è andato.
Calzini.

[Tutte le pagine alle quali faccio riferimento in questo post sono frutto della mia mente malata. Ogni riferimento a pagine, fatti e persone reali è puramente casuale. Bla bla bla, ciao.]

L’arrocco del Riccio, 5 gennaio 2014

Delirio del riccio, parte 22 – Vogliamo parlare della difficoltà di provarci con qualcuno quando l’unico contatto che si ha con questa persona è l’amicizia su Facebook? E parliamone, va. 

Facebook

[Non riesco a ricordare la persona di cui parlavo in questo post ed è strano perché a me in genere piace una persona ogni due o tre anni. Ho un sospetto ma non ne sono certa perché non torna il fatto che gli abbia mandato io la richiesta di amicizia su Facebook ma può essere che nel delirio abbia cambiato qualcosa per rendere personaggi, luoghi ed eventi irriconoscibili. Così irriconoscibili che non li riconosco neanche io. Ci sarebbe quasi da scriverci un altro delirio]

 

Allora, premettendo che non credo che Facebook sia il ‘luogo’ migliore per provarci con qualcuno, supponiamo che per caso io mi ritrovi nella situazione di non aver momentaneamente altro contatto con un ragazzo tranne Facebook.
Diciamo anche che la maniera più sbrigativa per risolvere la questione sarebbe mandargli un messaggio privato e invitarlo a prendere un caffè ma supponiamo che da una parte io sia troppo timida per farlo e dall’altra non sia sicura che mi piaccia: l’ho visto mezza volta e vorrei solo conoscerlo meglio, quindi non mi voglio sbilanciare troppo.
Aggiungiamoci che comunque ho fatto già il primo passo aggiungendolo io. “Capirai lo sforzo!”, penserete voi e c’avete ragione ma insomma, concedetemi che qualcosa ho provato a farla.
Anche perché nella mia testa era prepotente la vocina “se gli interessassi mi aggiungerebbe lui” e zittirla è stato davvero difficile.
Supponiamo che tutto questo sia vero, senza tirar fuori il sempre di moda “a un mio amico/conoscente/cugino è successo che…”.
Analizziamo un po’ la situazione e parliamo di una cosa serissima: la difficoltà di mettere il numero di ‘Mi piace’ giusti sulla bacheca del tipo che ci piace/ci interessa/non lo so bene ma potrebbe essere bello conoscerlo meglio.
Perché insomma, diciamolo, ci sta pure qualche ‘Mi piace’ per far capire che l’interesse c’è ma non bisogna incorrere nel rischio di far pensare di essere una stalker.
Lasciamo stare che una poi in realtà ha ripercorso a ritroso la bacheca fino alla data di iscrizione a Facebook o quasi.
Lasciamo stare che si sono spulciate per bene le informazioni maledicendo il fatto che non ci sia scritto nulla riguardo la situazione sentimentale (con buona pace del fatto che anche io non scrivo nulla della mia situazione sentimentale, né se single né se fidanzata).
Lasciamo stare che per ovviare a questo inconveniente si siano guardate con attenzione tutte le foto cercando di interpretare atteggiamenti e pose. Sarà un amica? Una fidanzata? Gli piace? Le piace?
Quella mano sul fianco a che altezza sta? Perché forse da come poggia la mano sul fianco si può capire quanta confidenza ci sia. Ma soprattutto, a quale livello possono giungere le mie seghe mentali?
Superata questa fase, dicevo, bisogna scegliere quali e quanti ‘Mi piace’ piazzare e non è un’impresa semplice. Non parliamo poi dei commenti, per niente facili. E dire che sono in grado di scrivere commenti simpaticissimi. Siete liberi di non crederci ma so essere simpatica quando mi impegno. Solo che poi capitemi, se non c’è confidenza alcune battute risultano strane e allora niente, bisognerebbe scrivere quei commenti un po’ banali che però sono fini a se stessi e lasciano l’impressione “Questa scrive cose a caso giusto per scriverle”.
“E mica sarebbe un’impressione tanto sbagliata?” penserete voi dopo aver letto questo post.
In ogni caso, a questo punto arriva il momento in cui bisogna pensare bene a cosa condividere: cosa gli potrebbe piacere? E se condividessi una canzone che ha condiviso anche lui per fargli vedere che abbiamo gli stessi gusti? Ovviamente a questo punto cerco una canzone che piaccia davvero anche a me, perché ci vuole comunque una sorta di morale in tutto ciò. E poi non voglio ritrovarmi un giorno ad ascoltare musica improponibile. In ogni caso, la scelta della canzone presenta anche un’altra difficoltà: quanto indietro andare nella cronologia? Perché se si sceglie una canzone recente ma non troppo da comparire nelle notizie recenti, si capisce che si è spulciata un po’ la bacheca. Se si sceglie una canzone di mesi fa, si può effettivamente pensare a una coincidenza. O a una pazza. Per le seghe mentali, vale lo stesso commento di prima.
Infine arriva il momento fatidico: lo contatto in chat, sì o no?
La mia idea in genere è “No, no, no. E anche no.”
D’altra parte, se lui pensasse la stessa cosa e rimanessimo in questo limbo per sempre come due cretini? In fondo, cosa costa provarci? Mal che vada non mi risponde o mi risponde a monosillabi e capisco che non c’è interesse. Sì vabbe’, però io mi vergogno lo stesso.
Potrei inviargli il classico messaggio sbagliato.
“Oh scusa, non volevo inviarlo a te ma sai, questa chat si muove e ho sbagliato a cliccare.”
“Oh scusa, maledetto touchpad mi si muove sempre il cursore”
“Oh scusa, è che hai proprio la foto uguale a quella di un mio amico e allora…”
Ma anche lì, a parte che è una cosa più che sgamata, bisogna trovare il messaggio giusto, che possa portare poi a una conversazione interessante. Con tutti i vantaggi e gli svantaggi di una conversazione in chat: utile contro la timidezza ma senza la possibilità di dare un’intonazione chiara a ciò che si scrive. E se già tra persone che si conoscono questo può portare a fraintendimenti, figuriamoci tra sconosciuti.
Non parliamo poi del fatto che nella mia mente contorta mi pongo quest’ulteriore problema: mettiamo che va tutto bene, ci parliamo, ci vediamo, iniziamo a uscire, ci fidanziamo (olè!), e così via. Un giorno dovrò confessargli che il messaggio con cui abbiamo incominciato a parlare non era partito davvero per sbaglio ma c’era stata tutta una macchinazione arzigogolata dietro? Problemi di etica e morale.
Ora vi devo confessare che mi sto dilungando in questo post per diversi motivi (tipo, non voglio studiare, mi scoccio di prepararmi una cena, adoro scrivere scemenze) e tra questi c’è anche il seguente: rimando il momento in cui scegliere se mandargli un messaggio o no.
Dovrò pure terminare però, quindi vi lascio con un’ultima breve riflessione su quanto sia difficile scegliere la foto profilo: devo stare bene, ma non troppo. Perché non troppo? Direte voi. Non lo so di preciso, ma se per mesi ho avuto una foto in cui sto bene ma tutto sommato è una foto normale, mi sembra strano tirare fuori una foto in costume da bagno o in cui ho due tacchi altissimi che mi fanno le gambe da fotomodella. Anche perché poi si vede che la foto è stata cambiata da poco (ma magari lui non si è andato a guardare tutta la cronologia come me).
Potrei dirvi ancora molte cose (in realtà no, credo di aver esaurito gli argomenti) ma devo assolutamente andare a controllare se compare il pallino verde vicino al suo nome in chat per meditare sul comportamento migliore da tenere. E magari anche mangiare. E magari anche studiare. Prima mangiare, va.

L’arrocco del Riccio, 13 novembre 2013

Delirio del riccio, parte 21 – Per una volta riesco quasi a portare avanti un discorso serio dall’inizio alla fine. In ogni caso non vi preoccupate, non mi capita spesso.

riccio

L’amore eterno esiste ma non tutti gli amori sono eterni.
Non solo, ma il fatto di non essere eterni, non li rende ‘meno amori’.
Perché questo è il rischio in cui secondo me si incorre: pensare che se non è per sempre non è amore. Un amore che è durato un anno è ‘meno amore’ di uno durato per tutta la vita? Per me no, o meglio, non è detto.
Ci sono amori che durano magari un anno, o due e poi finiscono. Vuol dire che una delle due persone non amava? Non credo.
Io ho amato e poi non ho amato più. Mi piace pensare che possa essere vero anche dall’altra parte: mi ha amato e ora non mi ama più. Lo preferisco a un ‘è finita, quindi non mi ha mai amata’, poi magari esiste anche quello.
Ora, se vi dovessi dire le cause del perché un amore finisce, vattelapesca (ho sempre desiderato infilare un ‘vattelapapesca’ in un discorso, finalmente ce l’ho fatta!).
Magari col tempo ci si conosce meglio e si scopre che non si è fatti per passare insieme tutta la vita. D’altra parte, all’inizio di una storia si tende un po’ a nascondere i proprio difetti, un po’ a non vedere quelli altrui. Le cosiddette ‘fette di prosciutto sugli occhi’. E anche se questo forse vale più per l’innamoramento che per l’amore vero e proprio io credo possa valere anche per l’amore, perché alcuni difetti si vedono sui lunghi periodi.
Magari il problema è che si cresce e si cambia e non tutti crescono e cambiano allo stesso modo.
In fondo, come è difficile dire perché ci si innamora di una persona, può essere altrettanto difficile dire perché non la sia ama più. A volte una causa precisa c’è, a volte succede.
E, in fin dei conti, è così importante la causa? Io mi rendo conto che a volte si vogliano dei motivi precisi per mettersi l’anima in pace, ma poi ce la si mette davvero?
Non ti amo più, non so quale sia il motivo ma se pure lo sapessi cambierebbe qualcosa? Non ti amo più lo stesso.
Non mi ami più, non sai quale sia il motivo ma se pure lo sapessi cambierebbe qualcosa? Non mi ami più lo stesso.
Una causa potrebbe aiutarti? Potrebbe aiutarmi? Forse sì, forse no ma un motivo che potrebbe esser valido per te per lasciarmi potrebbe non essere valido per me e viceversa.
Per esempio, mi è stato detto che ci vuole un grande motivo per lasciare una persona che si ama. Per me, invece, ne bastano anche tanti piccoli.
Dopo questa lunga e profonda riflessione che Dawson Leery mi fa un baffo, vi scrivo le mia sagge conclusioni.
1) L’amore può essere eterno o pure no, ma se è amore mantiene la propria importanza in quanto tale, a prescindere dalla durata.
2) Una volta che è finito non è detto che sia così facile trovare una causa e non è detto che ci sia, quindi non arrovelliamoci il cervello (che poi parlo proprio io che sono la campionessa olimpica in carica dell’arrovellamento del cervello).

Ora che vi ho illuminato con la mia saggezza, giacché predico bene e razzolo malissimo, torno ad arrovellarmi il cervello perché non vorrei ritrovarmi fuori forma per i prossimi campionati.

L’arrocco del Riccio, 18 marzo 2013

Scritto per la pagina Love’s road (nella pagina potete trovare altre opinioni sull’argomento e scrivere la vostra, se vi va)

Delirio del riccio parte venti – Siete fortunati, è un delirio piccino picciò, causato dal tentativo di liberarmi da un pensiero che però non accenna a lasciarmi in pace. 

cuore
Voi mi dovete spiegare come si fa a togliersi una persona dalla testa.
Ovviamente è una domanda retorica e immagino che la risposta sia che non è possibile.
In realtà non è neanche proprio una domanda, non c’è il punto interrogativo.
Vabbe’, fate finta che lo sia. Anzi, la trasformo in una domanda direttamente e ci togliamo il pensiero. Me lo tolgo io, mica voi. Immagino che voi abbiate pensieri ben più seri di trasformare una domanda retorica che non è una domanda in una domanda.
Chissà se è il caso di aggiungere tutto ciò all’album dei deliri del riccio. Mi sa di sì.
In ogni caso, dicevo, come si fa a togliersi una persona dalla testa?
Non lo so. So solo che non dovrei pensarci e invece ci penso, e più voglio non pensarci e più ci penso. Quindi forse se la smettessi di pensare che devo smetterla di pensarci, smetterei di pensarci davvero.

L’arrocco del Riccio, 26 agosto 2013