Mai prima mi sono sentita così poco desiderata da un uomo che mi stava stringendo, mai un uomo mi aveva fatto sentire così tanto una tra tante.
Mai prima avevo pensato che un uomo che stava accarezzando me, baciando me, abbracciando me, stesse pensando a un’altra.
Mai mi ero sentita solo uno strumento per provare piacere.
Anche quando sapevo di non essere – forse – l’unica, sapevo che quel tempo dedicato a me era solo mio.
Per dieci minuti, un’ora, un giorno intero – quei tempo, quei baci e quelle carezze erano solo nostre. Il resto del tempo non mi apparteneva, ma potevo conviverci.
Invece lui ha preso il tempo che era con me – i miei baci, il mio desiderio.
Ha preso il tempo che che doveva essere nostro – i nostri baci, i nostri desideri. E ha trasformato tutto in qualcosa che era suo e, nei suoi pensieri, chissà di chi.

L’arrocco del riccio, 30 giugno 2020
#2020 #riccio #larroccodelriccio #desiderio #piacere #strumento #delusione #arte

Dipinto di Jack Vettriano


In una notte di passione
e la mattina al risveglio
quando faccio programmi
e quando improvviso
se mi faccio bella per te
o senza un filo di trucco
col volto sorridente
o una lacrima sul viso
se fuori piove
o splende il sole
quando mi fido
e quando ho un po’ paura
quando stringo forte
e quando lascio andare
quando sono timida
e quando un po’ sfacciata
quando mi impongo
e quando mi arrendo.
Forse sempre?

Quando vorrei che mi amassi.

L’arrocco del riccio, 2 giugno 2020
Dipinto di Ron Hicks – Impulsive
#2020 #riccio #larroccodelriccio #amore #quando #arte.


Aveva messo in valigia un vestito bello,
gli orecchini di perla dei giorni importanti.
Aveva tacchi alti e un passo sicuro,
camminava dritta stringendo la stoffa tra le mani
la strada bagnata, le luci in lontananza.
Aveva messo in valigia un vestito bello
ed era scappata lontano
– le sembrava un traguardo.
Non si era mai sentita così bella
e non le importava non ci fosse nessuno a guardarla.
Poi forse una parola o il tono di una voce
qualcosa si era spezzato.
Aveva messo in valigia un vestito bello
ma l’avevano inseguita anche i pensieri.

L’arrocco del riccio, 31 maggio 2020
#2020 #riccio #larroccodelriccio #fuggire # #pensieri #valigia #viaggio #fuga #momart
Il dipinto è di Simona Donnarumma (Momart)

Malcolm Liepke, In His Lap, 2017.

Non avrebbe saputo dire di preciso quando e come tutto era cominciato, sapeva solo che a un certo punto mentre lo osservava lavorare si era ritrovata a fissare le sue mani e a pensare: queste sono le mani di un uomo che sa come toccare una donna. Non aveva mai pensato una cosa del genere prima e non riusciva a togliersi quel pensiero dalla testa. Per mesi aveva continuato a immaginare quelle mani su di lei – e la bocca talvolta, ma soprattutto le mani. Più provava a respingere quei pensieri più si presentavano nitidi nella sua mente, così quando finalmente per la prima volta quelle mani si erano poggiate sul suo corpo, temeva quasi di averlo sognato.
Il respiro sulla nuca, un braccio intorno alla vita, il corpo che preme contro la sua schiena, le prende il viso tra le mani – la bacia. Lei infila e mani sotto la sua maglia, si aggrappa alla sua schiena tirandolo forte verso di sé, lui la spinge contro la parete.
Sa cosa fare, sa come farlo.
Quando essere delicato e quando deciso.
Quando stringere e quando accarezzare.
Quando accelerare e quando rallentare – e lei a rallentare non è mai stata brava.

Un attimo di stupore quando si riscopre a pensare:non ho mai provato tanto piacere prima. E se non avesse mai provato davvero piacere prima? Si sente quasi stupida, non si può mica non riconoscerlo il piacere quando arriva, eppure. Eppure lo pensa, questa volta è diversa da tutte le altre. Pensa anche – sarà stato solo un caso – ma dovrà smentirsi la volta dopo e quella dopo ancora.
Le gambe le cedono, lo stringe tra le mie mani e adesso è il momento di lui, se ne accorge un attimo prima dallo sguardo – le piace il suo sguardo quando prova piacere.
Aveva sperato che cedere a quelle mani e a quella bocca le avrebbe liberato la mente da tutti quei pensieri e invece non aveva mai desiderato tanto un uomo prima, non aveva mai desiderato tanto far godere qualcuno – voleva rivedere quello sguardo. E un poco se ne vergognava di tutti quei pensieri, avrebbe voluto c’entrasse un sentimento più profondo e invece era solo piacere. Da ricevere e dare ma solo piacere.

[Pensa anche: c’è qualcosa di male in questo? Probabilmente no.]

[E la voce, forse c’entrano anche il tono della voce e la cura nella scelta delle parole, le parole mi fregano sempre, ma forse questa volta le mani di più.]

L’arrocco del riccio, 19 marzo 2020
Dipinto di Malcolm Liepke, In His Lap, 2017.

Edvard Munch
Dipinto di Edvard-Munch

Lei non cedeva facilmente e invece questa volta si era abbandonata totalmente a quelle mani e quella bocca. Forse troppo velocemente – non poteva fare a meno di ripetersi. Cosa penserà di me – non poteva fare a meno di ripetersi. Si stuferà presto, ha perso la spinta della conquista – non poteva fare a meno di ripetersi.
Provava a ripetersi anche che non c’era nulla di male, che dal tempo che avevano passato insieme avrebbe di sicuro potuto capire che lei non era il tipo che cedeva facilmente, che lui era l’eccezione. Provava a ripetersi che se anche lei fosse stato il tipo che cedeva facilmente non ci sarebbe stato nulla di male – per un uomo sarebbe stato un vanto. E in fondo lei non pensava ci fosse nulla di male nel cedere velocemente a un uomo. Semplicemente, non era nel suo stile.
E sperava che cedere a quelle mani gliele avrebbe tolte dalla testa e invece alle mani si era giunta la bocca, alla bocca si era aggiunto quel colpo caldo e lei non voleva altro che sentire il calore della sua pelle. Non aveva mai desiderato tanto un uomo e un po’ se ne vergognava – avrebbe voluto c’entrasse l’amore anche se sapeva benissimo che l’amore non sempre c’entrava e non c’era nulla di male. Voleva solo quelle braccia intorno a sé.

L’arrocco del riccio, 31 dicembre 2019

Dipinto di di Carrie Gabrer

Raccolgo i capelli e resto a guardare il mio corpo nello specchio, 

la linea del collo che scivola lenta fino alle spalle. 

Il viso appena truccato, un velo di rossetto sulle labbra, 

ho addosso il mio profumo preferito.

Raccolgo dal letto il vestito, 
ci scivolo dentro e con le mani
– piano e con cura –
riunisco i due lembi di stoffa per tirar su la cerniera.
Con più cura ancora la tua mano esperta la tirerà giù
– lenta –
sussurrando sul mio collo il tuo desiderio.

L’arrocco del riccio, 6 agosto 2016

Dipinto di Alan Ayer

Da quanto tempo ci stiamo guardando, un minuto o un’eternità? Da quanto tempo siamo svegli?
Quanto tempo è che le tue labbra sono così vicine alle mie e non mi baciano? Da quanto la tua mano sostiene il mio capo?
Non lo so più, ma che importa? Il tempo e lo spazio non han più senso, proprio no.
Potrebbe esser oggi, ieri, o domani. È un risveglio senza tempo, il nostro.
Potremmo essere in un’altra epoca io e te. Nel nostro letto o distesi su una pelle, scaldati dalle fiamme di un camino. Ci siamo già svegliati una volta, hai ravvivato il fuoco e forse volevi andare, forse dovevi. Che ti stavi preparando, l’avevo visto. Facevo finta di dormire, ma ti ho visto. E per metà eri pronto e invece sei tornato da me, ché sono più importante dei tuoi impegni, dei tuoi obblighi.
E allora baciamoci ancora, iniziamo così questa giornata, con la mia mano che scorre sul tuo braccio, il mio seno contro il tuo petto, il tuo corpo forte che mi sostiene. E le fiamme continuano a scaldarmi, ma sono un brivido tra le tue mani. Scostami un riccio dallo sguardo e baciami. Strappa quel che resta della veste, non te ne andare ancora. Tirami a te e baciami. Che dal mio sguardo lo capisci che ormai sono persa. Che dal mio sguardo lo capisci che ormai sono tua.

Scritto per il “contest non contest” della pagina A l’amour comme à la guerre. La foto è stata presa dalla sua pagina.

Dipinto di Alan Ayer

L’arrocco del Riccio​, 1 giugno 2012