torta di compleanno

Qualche anno fa (sei? Sette? Forse anche di più) ti ho mandato un messaggio di auguri per il tuo compleanno. Avevo il tuo numero da diversi anni, ma probabilmente era la prima volta che lo utilizzavo. In fondo chiacchieravamo volentieri andando a scuola o tornando a casa, ma le volte che ci siamo visti al di là di questi viaggi di andata e ritorno si contavano sulle dita delle mani, forse di una sola. Non so neanche perché te l’abbia mandato, forse per far vedere quanto ero brava a ricordarmi del tuo compleanno anche se non eravamo amici stretti, forse perché in ogni caso mi piacevi come persona, pur non conoscendoti bene.

Non mi hai risposto subito, ma dopo un paio di giorni. Ormai non ci pensavo neanche più e invece abbiamo iniziato a inviarci messaggi e a “chiacchierare” del più e del meno. Io a stento sapevo usare il cellulare prima di quel tuo compleanno. Per mesi è andata avanti così; secondo me tu pensavi di piacermi e, dato che il tuo ego è enorme, questo ti piaceva tantissimo. In realtà non mi piacevi ancora. O forse, più probabilmente, tu avevi già capito tutto e io non avevo capito niente (sarebbe stata la prima volta ma non l’ultima, questo è certo). Siamo diventati amici, fidanzati, di nuovo amici, poi boh, poi amici di nuovo. A volte ci sentiamo più spesso ora che quando stavamo insieme.

Ho ritrovato un’agendina con una piccola parte nei nostri messaggi. Gli altri li ho persi cambiando cellulare, ma tra quelli che avevo avuto cura di ricopiare c’era anche quel primo messaggio. Te l’ho mandato anche quest’anno, chissà.

L’arrocco del riccio, 27 gennaio 2012

ragazza

Qualche giorno fa mi hai detto (e non era la prima volta) che uno dei miei difetti più grandi è che ho paura di deludere le persone e che per questo finisco col non fare quello che davvero vorrei. È vero, probabilmente è così. Solo che pare che questo non valga quando la persona che non voglio deludere sei tu. Pare proprio che in questo caso il fatto che io scenda a compromessi con quello che voglio vada benissimo.

L’arrocco del riccio, 20 gennaio 2012

 

riccio

(Anche questo è uno dei primi post, nato senza immagine perché ancora non sapevo da dove prenderle le immagini di pubblico dominio)

Mi piace appallottolarmi. La sera, nel letto, soprattutto se fa freddo, mi piace appallottolarmi. Mi arrotolo nelle  coperte, tiro le ginocchia al petto e le abbraccio. Spesso la televisione è accesa e il canale è il primo che trovo in cui trasmettano qualcosa di non impegnativo, così non c’è il rischio che mi attacchi troppo a guardare (che poi non è vero, ne guardo tante di trasmissioni stupide e mi piacciono pure). La sera nel letto, però, non guardo la televisione e penso. A volte per ore, a volte dieci minuti perché crollo, a volte mi addormento e il sogno dà un seguito ai miei pensieri e allora sono fortunata, perché la maggior parte delle volte immagino storie bellissime che mi potrebbero succedere un giorno o l’altro. Insomma, fin’ora non è mai successo che mi accadessero davvero, ma non si sa mai, sono ottimista!

Divento un pallina. È bello essere una pallina, detto così sembra proprio una cosa molto scema, ma è bello essere una pallina. È un po’ come essere un riccio: ho anche tutte le spine al posto giusto. Non ho mai visto un riccio di persona ma provate a cercare la foto di un riccio su Google: avranno anche le spine, ma sono proprio teneri.

L’arrocco del riccio, 19 gennaio 2012

Questo è stato in assoluto il mio primo post sul blog, quando il blog non era ancora qui ma su Blogspot, quando la pagina Facebook non c’era ancora.

diario.jpg

[Qui ci andrebbe una bella frase ad effetto, eh? Di quelle che non si dimenticano… fate conto che ci sia!]

Ho avuto l’idea di aprire un blog circa un paio di settimane fa e da allora ogni singolo giorno mi sono venute in mente tantissime cose da scriverci dentro. Ogni giorno pensavo “Perdindirindina, perché non mi sbrigo a creare questo blog? Finirò col dimenticare tutte queste idee!”.

Adesso ho un blog e le idee non le ho dimenticate (credo), ma nessuna mi sembra da “primo post”. D’altra parte, se non scrivo il primo non potrò mai dedicarmi ai successivi!

Cosa finirà in questo arrocco del riccio, in questo posto sicuro?

Cose che mi sono successe, che vorrei mi accadessero o che non sono mai avvenute e probabilmente mai avverranno se non nella mia fantasia. Magari anche cose che vorrei non mi succedessero mai, perché a volte fantastico anche su queste.

Sogni, desideri, dubbi, paure, alcune storie vere, altre di pura fantasia. Un po’ tutto e un po’ niente, forse.

Non so se qualcuno leggerà questi post, se qualcuno commenterà. E’ ovvio che un po’ ci speri, o non li avrei resi pubblici, ma forse anche se nessuno dovesse leggere o commentare, credo che scrivere sia utile per me e quindi va bene così.

Non mi resta che ringraziare un caro amico che mi ha supportato e sopportato nella creazione del blog e il primo post è andato! Speriamo che ora sia tutto in discesa: mi appallottolo e parto!

L’arrocco del riccio, 17 gennaio 2012

Delirio parte sette – Mi sento critica oggi – ma quando mai.

gufo
Allora, pare che sia la settimana internazionale del libro.
Pare, perché a cercare in internet, a parte la classica frase copiaincollata non ho trovato alcun riscontro, se non che esiste la giornata internazionale del libro (il 23 aprile). Ennesima catena o bufala? Può essere e se qualcuno sa che esiste davvero questa settimana e da chi è stata indetta, me lo scriva pure. Non faccio mistero del fatto di essere piuttosto impedita con le ricerche su internet.
In ogni caso, il testo in questione è il seguente.

“È la settimana internazionale del libro. Prendi il libro più vicino a te, vai a pagina 54, pubblica la quinta frase come tuo status. Non indicare il titolo. Pubblica le regole insieme alla frase. Buona lettura!”

Ora, premettendo che per me i libri potrebbero e dovrebbero avere non solo una giornata internazionale, ma anche una settimana, un mese o un anno, mi domando se sia questo il modo di incentivare la lettura.
Citazioni a caso senza neanche la fonte? Che metti che la frase mi ispira, mi vien voglia di leggere il libro e sono sfigata perché googlando non trovo il titolo o l’autore (ve l’ho detto che sono impedita)? Metti che l’amico che ha pubblicato la frase nel suo stato prenda molto a cuore la questione del “Non indicare il titolo”? Perché di persone pignole è pieno il mondo (io, per esempio) e di persone dispettose ancor di più (sempre io! Sempre io!).
E poi. Secondo me solo metà delle persone ha preso veramente il libro più vicino. Ci sarà stato qualcuno che si vergognava della propria lettura o che vicino aveva solo un libro scolastico/universitario noiosissimo e faceva più figo mettere un romanzo. Chi aveva un romanzo e si sentiva più figo con un testo universitario pieno di paroloni difficili. Chi aveva a portata di mano solo l’elenco telefonico (ma ce ne sono ancora molti in giro?) o la guida tv. Insomma, chi più ne ha più ne metta.
Che questa sia una catena o meno, non causa danni eccessivi, tranne la diffusione casuale di citazioni non citate, anche da parte di chi rompe spesso le scatoline (io! io! io!) sul fatto che le fonti vadano sempre messe ben in evidenza – ne sanno qualcosa numerose pagine Facebook. Però, questa mi pare la dimostrazione che chiunque può svegliarsi una mattina e inventare una catena, e troverà qualcuno disposto a copiare e incollare senza verificare. E questo vale, purtroppo, anche per catene che riportano notizie più o meno serie e più o meno inventate o ormai non più attuali, talvolta causando se non danni, almeno problemi (ricordo una bufala in cui si riportavano numeri di telefono di ospedali e medici, col rischio di intasare le linee telefoniche).
Ovviamente c’è la concretissima possibilità che io mi sbagli e che la settimana del libro esista, e allora mi scuso. Ma in buona fede vi dico che ho cercato un po’ su internet prima di lamentarmi. Tanto un altro motivo per lamentarmi l’avrei trovato di sicuro.

Tutto questo per dirvi che credo che inventerò una catena, uno di questi giorni. Sappiatelo.

L’arrocco del riccio, 24 settembre 2012