Delirio parte dieci – lo so che vi erano mancati i miei deliri (ma anche no).

coccinella
Non si può far contenti tutti, questo si sa. Io me lo ripeto ogni giorno, salvo ricadere spesso nello stesso errore di cerca di accontentare più persone possibili, me inclusa. Se possibile, me per prima.
Ora non so se riuscirò a esprimere quello che mi passa per la testa, in realtà ci ho provato già tre volte con scarsi risultati, quindi proverò a scrivere delle frasi semplici, in modo da non confondermi, non confondervi e non confonderci.
1) Noi sappiamo che non possiamo far contenti tutti.
2) Ci rimaniamo male se qualcuno si aspetta troppo da noi e non riusciamo a essere all’altezza.
3) Ci domandiamo perché la gente non capisca che non si può far contenti tutti: se lo capissero di sicuro non ci chiederebbero di fare/dire certe cose.
4) Eppure, noi per primi a volte ci aspettiamo che gli altri facciano/dicano certe cose in un certo modo e ci rimaniamo male se così non accade.
5) La domanda che sorge spontanea è: predichiamo bene e razzoliamo male?

Ora, perché ho usato il plurale? Potevo parlare per me, ma ormai mi è venuto spontaneo scrivere così. Concedetemi il beneficio del dubbio di non essere l’unica a predicare bene e razzolare male, pur senza voler generalizzare ovviamente.
Non c’è una conclusione a questo delirio, perché ancora non ho una risposta. Avrei potuto pensarci ancora un po’, ma il delirio sarebbe stato ancora più delirante e non è detto che sarei arrivata a una conclusione.

Piccola nota inutile: al punto 5) avevo scritto “predicare pene e razzolare male”, menomale che me ne sono accorta, così ho potuto correggere. Certo è inutile visto che in ogni caso vi ho detto che avevo sbagliato.

L’arrocco del riccio, 25 maggio 2013

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Delirio parte cinque – A questo punto mi domando perché non abbia chiamato la pagina “I deliri del riccio”

pozzo

Chi si accontenta gode? Volere ciò che si ha e non avere ciò che si vuole?
E, d’altra parte, non è forse giusto desiderare il massimo per se stessi e far di tutto per ottenerlo?
E se ciò che si vuole non si può avere?
E se ciò che si vuole non esiste? In tal caso è lecito accontentarsi? In tal caso è accontentarsi? Voglio dire, se quello che si vuole proprio non esiste, non si può neanche far una scelta in fondo.
Che poi qui ci sarebbe da discutere sul significato del verbo “accontentarsi”, perché sembra sempre che ci sia qualcosa di negativo in questo verbo. Un “potevo avere di più e invece mi accontento di questo”. E invece, stando al dizionario accontentarsi vuol dire essere appagati, contenti per qualcosa. Non c’è nessuna limitazione. Non c’è nessun paragone. Nessun “potevo avere… e invece…”.
E quindi come ci si deve regolare? Fino a che punto desiderare, fino a che punto accontentarsi, fino a che punto aspettare, fino a che punto limitarsi?
Tra il chi si accontenta gode e la fortuna aiuta gli audaci, dove ci si deve fermare?

L’arrocco del riccio, 30 agosto 2012

ragazza che guarda fuori dalla finestra

Il problema non sono le aspettative ma come noi conviviamo con esse.

Il problema le aspettative lo diventano quando l’attesa di altro non ci fa godere di quello che abbiamo e ci rende perennemente soddisfatti.

Lo diventano quando vogliamo sempre di più e sempre altro non perché davvero ne abbiamo bisogno o lo vogliamo, ma perché vediamo che altri hanno di più e/o hanno altro e ci sembrano felici e vorremo essere felici così anche noi.

Ma a parte il fatto che chi sembra felice non è detto che lo sia. Non è detto neanche che ciò che rende felici gli altri, renderebbe felice noi allo stesso modo.

Bisognerebbe imparare a volere ciò che si ha, non avere ciò che si vuole. E con questo non dico che ci si debba accontentare, che non si debba volere di più, che non ci si debba provare.

Ma esistono persone afflitte da una perenne insoddisfazione guardare a ciò che gli mancava non accorgendosi di ciò che avevano tra le mani.

Se questo è il modo in cui si convive con le aspettative allora sì, sono un problema, meglio non averne. Ma si può vivere senza aspettare nulla? Senza aspettarsi nulla? Io non credo.

L’arrocco del riccio, 26 agosto 2018

Dipinto di William Schneider
Le dure abitudini sono vecchie a morire, così quando mi ha detto – forse vengo – io ho pensato – viene.
E ho cercato un vestito che potesse piacergli, ho sciolto i capelli e passato venti minuti a truccarmi in maniera tale che non sembrasse che fossi truccata, una di quelle cose folli che facciamo noi donne, un make up naturale.
Mia madre mi ha visto prepararmi con cura, mi ha chiesto dove andavo. Ho risposto e l’ho visto lo sguardo di chi pensa: come al solito, lui torna e lei è qui pronta a farsi bella per lui. Ho fatto finta di niente, come sempre, e ho sorriso.
Forse avrei potuto non vestirmi già ma lui mi aveva detto che se passava, passava di corsa tra un impegno e l’altro, non poteva aspettare, non sapeva dirmi un orario. Ma quasi sicuramente ce la faccio.
– Non ti preoccupare, infilo jeans e maglietta al volo e sono pronta in un istante.
– Solo jeans e maglietta? Avevi detto che ti saresti fatta bella per me.
(L’avevo detto prima che discutessimo, prima che decidessimo che non c’era una possibilità di un nuovo tentativo per noi, prima che mi dicesse che lui aveva le sue cose da fare, prima di tante cose)
(L’avevo detto quando pensavo che ci saremmo visti per andare a mangiare fuori, per passare una giornata insieme, anche solo un paio di ore, anche senza far nulla di speciale, anche stare insieme solo un po’, non dieci minuti di sfuggita tra un impegno e un altro, che passo più tempo a prepararmi che col lui)
(Ma poi vogliamo dirla tutta, non potresti vedermi in jeans e maglietta e dirmi che sono bella lo stesso? Comunque tanto io ho detto jeans e maglietta ma già lo sapevo che non sarebbe stato così, avrei fatto di tutto per piacergli lo stesso, perché si cresce ma alcuni errori da adolescente si fanno sempre)

Poi mi sono seduta sul divano, un libro in una mano e il cellulare nell’altra e ho aspettato.
-Non posso venire, magari un’altra volta.
Vado in bagno, infilo una tutta e inizio a struccarmi. Mia madre passa davanti alla porta e non dice niente, ma io lo vedo il suo sguardo e so che è lo sguardo di chi ha ragione. Eppure per una volta avrei voluto poterle dire: vedi che ti sbagliavi? E invece no.
E so che alla fine lei è più dispiaciuta di me, perché vorrebbe vedermi con qualcuno che mi ama, perché vorrebbe che non mi accontentassi in attesa di qualcosa di meglio.

L’arrocco del Riccio, 1 giugno 2015
Dipinto di William Schneider

 

tulipano
Una volta mi disse che mentre faceva l’amore con lei a volte pensava a me.
Devo ammetterlo, per qualche istante mi sono sentita lusingata. Una cosa del tipo: vedi che ero meglio io? Mi hai lasciato per lei ma continui a pensare a me. Almeno in certe occasioni. Ok, forse solo in certe occasioni, ma che importa, tu pensi a me. Pensieri sciocchi, ovviamente.
Che poi avrei dovuto pormi anche altre domande.
Perché stai con lei se pensi a me?
Quando stavi con me ti è mai capitato di pensare a qualcun altra?
Perché invece di farmi tutte queste domande non me ne vado a mangiare una bella pizza con le amiche? Non lo so.
So che però quello è stato l’inizio del mio accontentarmi.
Non ti ho più, non sei più mio, ma mi pensi quando stai con lei ed è meglio di niente.
Stai con lei, dici che mi desideri e per me è meglio di niente.
Ami lei, baci me ed è meglio di niente.
Vuoi lei, fai l’amore con me ed è meglio di niente.
Meglio di niente.
E oggettivamente lo sapevo- lo so ancora – che merito il meglio, non il meglio di niente. Tutto è meglio di niente, il meglio è diverso, è più bello, è meglio. E invece ho iniziato ad accontentarmi.
Il problema è che poi non ho smesso. Ci ho provato, c’è stata una volta soprattutto in cui c’ero quasi riuscita e invece poi ci sono ricascata. Non sono riuscita ad avere quello che volevo e mi sono accontentata di nuovo. Non va bene così, non va bene.
Da qualche parte ci sono in me la sicurezza e le consapevolezze che avevo conquistato e poi perso, ci sono la speranza e la voglia di non accontentarmi. Devo ritrovare tutto.
A volte vorrei non dover recuperare tutto da sola, vorrei incontrare qualcuno che mi aiuti a smettere di accontentarmi, altre volte penso che devo riuscirci da sola, non so quale sia la strada giusta davvero ma spero di trovarla. Anzi, sono certa che la troverò.

 

L’arrocco del riccio, 12 aprile 2015