donna pc

La paura mi frega sempre.

Sono mesi che ho in programma di dare il via a un nuovo progetto, che non c’entra con la scrittura ma prevede comunque di scrivere, che è completamente diverso da questo blog ma in qualche modo sarebbe comunque un blog. Un progetto col mio nome, per una volta e la mia faccia (figurativamente parlando, non so se ci finirebbe davvero il mio faccino sopra).

Sono mesi che ho in testa questo progetto e rimando sempre perché aspetto che tutto sia programmato alla perfezione – come se si potesse – perché voglio studiarmi bene la cosa, perché la voglio fare per bene. E sono mesi che rimando perché più studio più scopro che ho da imparare, più cerco di definire le idee più me ne vengono in mente altre, più cerco di definire degli obiettivi precisi, più i miei obiettivi si espandono, diventando impossibili.

Ieri finalmente mi sono decisa. Ho creato una lunga lista di cose da fare e alla fine ho messo questo progetto da avviare. Ho pensato – figurati se riesco a fare tutte quelle cose prima. Le ho fatte.

Allora mi sono piazzata davanti al pc, ho aperto WordPress e ho iniziato a creare un nuovo account, ma.

Ma a un certo punto mi sono fatta prendere dall’ansia di star seguendo la procedura sbagliata, che non stavo  facendo come avevo fatto per il riccio, che stavo sicuramente seguendo la procedura per la versione a pagamento di WordPress e quindi che ho fatto? Ho fatto come una persona normale e mi sono fermata un attimo a riflettere? Ovviamente no. Mi sono fatta prendere dal panico e ho eliminato l’account. Poi – DOPO – ho fatto qualche ricerca e ho visto che stavo facendo nel modo giusto. D’altra parte l’avevo già fatto più di una volta.

A quel punto ho provato a ricreare l’account perché – mi sono detta – tanto quello di prima non esiste più – ma invece non si può o non ci sono riuscita e non posso usare il nome a cui avevo pensato con tanta cura. Per una volta con tanta cura.
E tutto questo per la paura che mi fa fare cose insensate e senza fretta perché alla fine bastava fermarmi un attimo a pensare, mettere in pausa tutto e cercare la soluzione su internet o chiedere a un amico, riflettere sul fatto che tra l’altro se era una versione a pagamento da qualche parte dove pur inserire dei dati per il pagamento, prendermi qualche minuto in più. E invece no, ansia e paura.

E adesso devo trovare un’alternativa e so già che ho finirò per impiegarci altri mesi o pur di “togliermi il pensiero” sarò approssimativa e non farò le cose per bene come avevo immaginato.

Ansia e paura. Sempre ansia e paura.

L’arrocco del riccio, 21 maggio 2019

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gocce di cioccolato.jpg

È un periodo in cui sto mangiando troppi dolci, quasi senza controllo – mi dico che è l’ultimo e poi ne prendo altri dieci. Allora ho deciso di non comprarne perché, va da sé, se non ho biscotti e cioccolata in casa, c’è poco da fare se la sera mi viene una voglia improvvisa. Ma stasera con l’ansia che fa capolino tra la stanchezza e un po’ di rassegnazione, avevo proprio bisogno di un po’ di cioccolato. Mi sono ricordata che avevo delle gocce di cioccolata avanzate da un dolce, ho riempito una tazzina al caffè e me la sono portata al pc per mangiarle un po’ alla volta mentre lavoro. Speravo durassero tutta la serata, sono finite in cinque minuti. So che potrei andare in cucina a riempire di nuovo la tazzina ma voglio resistere. Questa volta voglio resistere.

L’arrocco del riccio, 18 aprile 2019

ragazza col cellulare in mano.jpg

La consapevolezza che la maggior parte delle persone ha un cellulare e una connessione internet sempre a disposizione genera la convinzione che tutti debbano essere sempre raggiungibili.

Quando qualcuno non risponde a una telefonata o a un messaggio, subito ci si preoccupa.
Conosco un paio di persone che se il fidanzato, un amico, un collega non rispondono a una telefonata, pensano che quasi sicuramente è perché gli è successo qualcosa. Oppure c’è un tradimento in atto.
Ci sono giorni in cui mi dico che probabilmente sono io quella troppo superficiale, perché penso che se uno non risponde al telefono probabilmente è impegnato. E se qualcuno visualizza e non risponde non necessariamente mi odia: magari ha letto il messaggio e ha deciso di rispondere in un secondo momento perché ha qualcosa di più importante da fare.
A  me per esempio capita di ricevere un messaggio mentre sono a lavoro o sto facendo qualcosa che non posso (o non voglio) interrompere e decido di rispondere dopo. E vi dirò, che un paio di volte mi è anche capitato di dimenticare di rispondere, perciò se qualcuno non mi risponde, concedo sempre il beneficio del dubbio della dimenticanza. Beata la possibilità di segnare i messaggi come non letti, così almeno ora le dimenticanze le evito.
A volte le persone rispondono in un secondo momento per poterlo fare con più calma. È addirittura un segno di maggiore attenzione nei confronti dell’altro, secondo me.
Ci sono persone che non vivono col cellulare a portata di mano.
A volte si sta facendo qualcosa che richiede concentrazione.
A volte ci si sta riposando.
A volte si sta facendo la pipì.
A volte si vuole solo stare tranquilli per qualche ora, senza dover essere per forza – per forza – raggiungibile da tutti.
La convinzione che tutti debbano essere sempre raggiungibili genera ansia. In chi non riesce a contattare perché pensa che dall’altra parte ci sia qualche problema, e in chi non può o vuole (momentaneamente) rispondere, perché sa che qualcuno lo piazzerà dalla parte del torto.
Tutti dovremmo avere la possibilità di essere sempre raggiungibili ma anche – se lo vogliamo – di non essere raggiunti per un po’.
[Non parlo ovviamente di comunicazioni di vitale importanza – e qui bisognerebbe capire cosa è di vitale importanza ma, a meno di non restare sul letterale, si aprirebbe un discorso a parte.]
L’arrocco del riccio, 16 aprile 2019

dormire

Un tempo portavo a letto con me le preoccupazioni che riguardavano lo studio e il lavoro, sia  quelle della giornata appena trascorsa, sia quelle della giornata che doveva arrivare e il sonno non era mai davvero sereno.

Due o tre anni fa ho deciso di smetterla: basta rivedere tutto quello che era successo, tutti gli errori, tutto ciò che avrei potuto fare diversamente – c’è un tempo per l’autocritica, ma non può essere quello trascorso nel letto prima di addormentarsi.
Allo stesso modo ho smesso di cercare di programmare nel dettaglio la giornata successiva, di pianificare e cercare di prevedere possibili intoppi – c’è un tempo per la pianificazione ma non può essere quello trascorso nel letto prima di addormentarsi.
Da allora dormo meglio, molto meglio, ma la tentazione ultimamente è quella di tornare indietro, di tormentarmi di nuovo nel letto e di cercare soluzioni a problemi che non dipendono da me – ma che sulla mia vita si ripercuotono. Ma io voglio continuare a dormire serena.
L’arrocco del riccio, 28 gennaio 2019

mulino

Vento di cambiamento: un po’ mi piace, un po’ mi fa paura.
Spazza via le nuvole è vero, ma è lo stesso che le fa tornare.
Questo vento che porta via tanto, senza tante distinzioni, e tanto porta allo stesso modo.
Un po’ mi intriga, un po’ mi incuriosisce. Sporgo il capo dal mio riparo per cogliere un po’ d’aria nuova.
Ma ho sempre paura che si tramuti in tormenta.

L’arrocco del Riccio, 17 giugno 2012

ragazza stazione

Non siamo capaci di riposarci, ci preoccupiamo di quello che pensano gli altri – e se pensassero che non lavoriamo abbastanza? Se arrivano negli unici cinque minuti di pausa e ci trovano senza far niente? Che importa che abbiamo fatto tutto ciò che dovevamo fare e magari di più, non devono trovarci con le mani in mano.

Non siamo capaci di essere felici, ci preoccupiamo di quello che pensano gli altri – e se pensassero che prendiamo tutto troppo alla leggera? Che non ci rendiamo conto che intorno a noi c’è chi sta peggio e pensiamo solo a noi stessi? Che vogliamo solo vantarci della nostra felicità? Che importa che abbiamo anche noi i nostri problemi, che magari ci mostriamo sorridenti per non appesantire le giornate degli altri o che non vogliamo appesantire le nostre di giornata, che importa se siamo davvero felici e vogliamo goderne. Non devono poter avere qualcosa da ridire su di noi.

Non siamo capaci di rilassarci, ci preoccupiamo di quello che pensano gli altri – e se pensassero che non ci preoccupiamo abbastanza di ciò che potrebbe succedere, che non siamo previdenti, che siamo degli incoscienti? Che importa che magari abbiamo passato ore a fare liste di pro e di contro, a valutare possibilità, a rimuginare su quello che potrebbe succedere. Non dobbiamo mostrarci troppo sereni, non devono poter pensare che siamo troppo leggeri.

Ci preoccupiamo di quello che pensano gli altri, ce ne facciamo un problema. Ma il problema è degli altri.

L’arrocco del riccio, 19 dicembre 2018