coppia

Non è che a me non importi che la gente intorno a me si fidanzi, si sposi, faccia figli. Non è che mi dispiacerebbe avere qualcuno accanto con cui condividere le giornate o da cui tornare a casa la sera. Non è che non ci pensi mai al fatto che il tempo passa e che un giorno potrei volere un figlio e potrebbe essere troppo tardi.

Vorrei dire che il problema è che alla mia età gli uomini single sono rari, e che la maggior parte è già impegnata (con l’uno o con l’altro sesso), ma uomini single ne conosco, anche se pochi.

Vorrei dire che più si va avanti e più si diventa esigenti – ma non è che abbia ricevuto avance e le abbia rifiutate ultimamente. Forse sono esigenti gli altri?

Vorrei dire che è perché cerco una storia seria e gli altri no – ma non è vero, perché non mi è capitata neanche una storia poco seria di recente.

Ogni tanto mi dico che c’è qualcosa nel mio atteggiamento che non va. Faccio troppo l’amica, faccio troppo la simpatica. Forse mi prendo troppo poco sul serio e allora perché dovrebbero prendermi sul serio gli altri. Non lo so.

Non è che non mi importi, che mi dispiacerebbe, che non ci pensi, ma forse sembra il contrario quando parlo con amiche nella stessa situazione, comprensibilmente tristi ma – per me – incomprensibilmente ostili a chi ha finalmente trovato l’amore – o qualcosa che ci somigli. Mi importa, non mi dispiacerebbe e ci penso, ma non voglio rattristarmi troppo per questo perché io ci spero ancora, né voglio guardare con invidia gli altri perché non posso fargliene una colpa se sono felici. Se lo sono meritato o hanno avuto un po’ di fortuna, che importa – ci vogliono entrambi i fattori nella vita. Io per ora ci spero ancora.

L’arrocco del riccio, 23 maggio 2019

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bimba

Sono sempre troppo grande o troppo piccola, troppo matura o troppo immatura. Sembro più grande ma sono piccola, o sembro più piccola ma sono grande.E’ sempre il tempo che è sbagliato, sono gli altri o sono io?

L’arrocco del Riccio, 10 settembre 2012

ragazza che si nasconde.jpg

Il guaio della paura di crescere, è che non c’è un momento in cui passa.

Voglio dire, a dieci anni si può aver paura di diventare grandi e perdere qualche privilegio di bimbo. A quindici anni, si può avere paura di averne venti. A venti, ci si rende conto che non si è proprio più ragazzini e che è il caso di prendersi qualche responsabilità, se non lo si è già fatto.

A venticinque si inizia ad aver paura degli “-enta” e a trenta degli “-anta”.

Il che non significa che non si abbia voglia di crescere e andare avanti, solo che fa un po’ paura.

L’arrocco del riccio, 4 settembre 2012