Piove forte,
le luci distorte dalle gocce d’acqua alla finestra – c’entra qualche legge ottica che non ricordo, sarà la rifrazione?
Piove forte e ho il bucato in una bacinella, aspetta di poter uscire – anche lui.
Preparo una cioccolata calda anche se la mia coscienza mi dice – sarebbe meglio una tisana. Ho aperto il mobile della cucina e anche la tisana fissandomi da una mensola mi ha detto la stessa cosa. Mi guarda come se volesse dirmi – che mi hai comprata a fare?
Mi aveva chiesto la coscienza di comprarti, prenditela con lei, io non c’entro niente.
Non riesco a ricordare se siamo mai rimasti a casa insieme mentre fuori pioveva, magari a fare l’amore, magari a guardare un film, probabilmente no. Peccato, sarebbe un bel ricordo da associare alla pioggia.
Comunque adesso mi metto sul letto e leggo, ché nonostante tutto questo tempo sono giorni che non prendo un libro in mano. Sento che mi sta fissando anche lui dal comodino. Arrivo, tranquillo.

L’arrocco del riccio, 1 aprile 2020
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Mi piace, di Jane, l’integrità morale. Il suo vivere in maniera passionale senza però perder di vista i suoi principi – ché io vivo razionalmente più che posso ma poi, se la passione mi prende, perdo di vista tutto.

Leggendo “Jane Eyre” di Charlotte Bronte (1847)
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L’arrocco del riccio, 25 febbraio 2020

Ci sono persone per le quali abbiamo una naturale inclinazione o preferenza e con loro tendiamo ad essere indulgenti come con nessun altro, sorvoliamo su evidenti difetti, esaltiamo come pregi comportamenti che in altri definiremmo normali, assecondiamo ogni desiderio.

Leggendo “Jane Eyre” di Charlotte Bronte (1847)
#nonsonorecensioni#janeeyre#bronte

L’arrocco del riccio, 22 febbraio 2020

Come si può passare dall’essere estremamente vicini all’irrimediabilmente distanti – e non parlo di distanze fisiche – è qualcosa che forse non potremmo mai spiegarci. Può essere colpa di una parola parola di troppo o una parola mancata, di un gesto sbagliato, ma forse a volte è soltanto il tempo che passa.

Leggendo “Jane Eyre” di Charlotte Bronte (1847)
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L’arrocco del riccio, 17 febbraio 2020

Ogni volta che finisco un libro mi piazzo davanti alla pila di quelli che ancora devo leggere – sempre incredibilmente alta, ogni tanto penso che dovrei smettere di comprarne finché non la smaltisco – e inizia la difficile scelta del libro successivo.
Alterno uno leggero a uno pesante? Un classico a un autore moderno? Un romanzo a una raccolta di racconti? Poesia? Ma poesia ne leggo poca, anche se vorrei porre rimedio. Prendo quello che aspetta da più tempo? Sì, però l’ultimo che ho comprato mi strizza l’occhio fin da quando l’ho visto su quella bancarella… Un libro piccolo da portare in borsa? Eh, ok, ma allora quel mattoncino che sembra comunque invitante quando lo leggo?
Insomma, alla fine una decisione la prendo, mi dico che tanto prima o poi li leggerò tutti, ma tanto già so che per un libro letto almeno altri due andranno ad aggiungersi ai libri non letti. Vorrei essere tutta per loro, ma devono essere un rifugio non una via di fuga definitiva dalla realtà.

L’arrocco del riccio, 12 febbraio 2020

A volte potremmo pensare che per andare avanti si debba lasciare il passato alle spalle. Dimenticare gli eventi dolorosi. Non rimpiangere quelli felici. Forse però – forse – è invece importante affrontare il proprio passato. Farci i conti. Perché ci ha reso quello che siamo, perché rischiamo di restare legati a qualcosa che è rimasto in sospeso e non ci lascia andare avanti liberamente.

Leggendo “Storia di un fiore” di Claudia Casanova (2019)
#storiadiunfiore#claudiacasanova#nonsonorecensioni

L’arrocco del riccio, 11 febbraio 2020

Alla fine in qualche modo Amélie ha la sua rivincita, a un suo riscatto e ci arriva tramite la scrittura. È quello che immagino spesso nella mia testa ma chissà poi se ci riuscirò mai davvero. Passo troppo tempo a immaginare quello che potrebbe succedere, invece che a farlo succedere e basta.

Leggendo “Stupore e tremori” di Amélie Nothomb (2001)
L’arrocco del Riccio, 8 febbraio 2020