Se mettessi in ordine nei miei ricordi, scoprirei per certo che quelli legati a te sono pochi – molte di più le fantasie e le speranze. E allora perché mi sembrano occupare tanto spazio?

L’arrocco del riccio, 14 luglio 2020
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Spesso la capacità di comunicare le proprie idee è più importante della qualità delle idee stesse. Me ne accorgo quelle volte in cui ho una buona idea – perché capita anche a me ogni tanto – e non riesco a farla arrivare in maniera chiara a un’altra persona. Forse perché nella mia testa non è chiara affatto, forse perché a volte mi manca qualche conoscenza di base, forse perché nel disordine della mia testa io riesco comunque a trovare una connessione tra lei dee, ma giustamente non è detto che gli altri riescano a seguire i fili ingarbugliati che le connettono. A volte faccio fatica io stessa.
Mi piacerebbe imparare a comunicare le idee con chiarezza. Con la scrittura a volte ci riesco, ma la scrittura mette del tempo tra le idee e le parole. Quando si parla non è così. Se poi come nel mio caso si ha la tendenza a parlare tirando fuori le parole il più in fretta possibile, è anche peggio. È che a volte le parole ho paura di perderle, quindi devo dirle subito, senza ripulirle dai pensieri superflui, senza organizzarle. E faccio casini.
Quando scrivo, a volte scrivo la prima cosa che mi passa per la testa ma poi la riscrivo ancora e ancora finché non mi sembra chiara. Poi cerco di tagliare tutto il superfluo – e spesso quello che scrivo si dimezza.
Un amico (uno dei pochi che ha letto qualcosa di mio) mi ha detto che quando scrivo traspare una leggerezza che non si coglie quando si parla con me normalmente. Credo che il sottinteso fosse più o meno “Ma perché non parli come scrivi, invece di incasinare tutto quello che dici e che fai?”. Bella domanda.

L’arrocco del riccio, 13 luglio 2020
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Inseguo ancora le bolle di sapone
e scopro storie tra le nuvole.
Qualcuno a volte sorride
– sei ancora una bimba –
ma non si può esser grandi continuando a giocare?

Ascoltando “Nuvole bianche” di Ludovico Einaudi
L’arrocco del riccio, 7 luglio 2020
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Non siamo più abituati ai fallimenti.
Eppure i fallimenti capitano e sapete che vi dico? Chissenefrega se ogni tanto non ce la facciamo, chissenefrega se ogni tanto sbagliamo, chissenefrega se ogni tanto cadiamo e non riusciamo a rialzarci da soli, se abbiamo bisogno di una mano. Andiamo bene anche così. Andiamo assolutamente bene così.

L’arrocco del riccio, 6 luglio 2020
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L’immagine è di Simona Donnarumma (Momart)

Mi è capitato di pensare che è difficile fare amicizia “da grandi” – ovunque si decida di piazzare il confine che ci fa diventare adulti.
Personalmente, ho sempre pensato di non essere mai stata molto brava a fare amicizia neanche da piccola, anche se guardandomi indietro e guardandomi intorno, mi sa che devo ricredermi. Ho dei buoni amici, alcuni da molto tempo, altri da meno.
Dicevo comunque che ho spesso pensato che fare amicizia da grandi è complicato, hai meno possibilità di passare lunghi periodi di tempo con qualcuno come a scuola, o praticando sport con costanza (penso agli amici del calcetto, del nuoto, della danza). Magari alcuni amici si sono conosciuti al catechismo, al corso di inglese, magari sono figli di amici dei genitori e si sono trascorse per anni le vacanze insieme.
Da grandi sì, puoi conoscere nuovi colleghi, ma non sempre a lavoro c’è modo e voglia di socializzare. Ti puoi iscrivere in palestra, fare volontariato, certo non mancano le opportunità di conoscere gente nuova, ma fare amicizia?
E però credo di dovermi ricredere anche su questo.
Si può fare amicizia anche da grandi, anche se il tempo che si trascorre insieme è diverso per quantità e qualità, anche se a volte è difficile spiegare le proprie scelte a qualcuno che non ti conosce da sempre, non sa tutto quello che hai passato e come a quelle scelte – che possono sembrare inspiegabili – ci sei arrivato.
Ma si può fare amicizia, ed è una amicizia matura, che sa che se vogliamo bene a qualcuno non dobbiamo essere per forza d’accordo con tutto quello che fa e che pensa (anche quando le due cose non coincidono), che non ci devono piacere e non piacere per forza le stesse persone, che il disaccordo capita e non è un dramma. E magari non conosceranno il nostro passato – come noi non conosciamo il loro – ma a volte è meglio, perché ci sono cose a cui non vogliamo più pensare, perché alcune sciocchezze fatte da giovani ci hanno reso quello che sono ma non è necessario che tutti quelli che fanno ora parte ne siano a conoscenza (anche se possiamo decidere di raccontarle, se vogliamo). Si può fare amicizia ed è un’amicizia che dà opinioni e consigli ma evita i giudizi, che sa che tutti facciamo sciocchezze, che talvolta riprende per riportare sulla retta via e talvolta riconosce che a qualche errore non vale la pena rinunciare se è qualcosa che volevamo fare davvero.
Ma come questa volta sono contenta di essermi sbagliata, si può fare amicizia da grandi.

L’arrocco del riccio, 5 luglio 2020
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Mi piaceva lui ma non la donna che diventavo quando ero con lui.
E mi manca, o forse non mi manca lui ma i suoi baci, non lui ma le sue mani – mai nessuno mi aveva toccato così.
E bisogna fare attenzione in questi casi, perché sarebbe facile accontentarsi di baci e mani qualunque, ma non è quello che voglio, non è quello che merito – perché nessuno merita baci qualunque.

L’arrocco del riccio, 2 luglio 2020
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