Bisogna sceglierle bene le parole – quelle da dire e quelle da non dire.
Bisogna sceglierle con cura e bisogna essere specifici (quando si può) per non ritrovarsi a usare parole vaghe che vogliono dire tutto e – proprio per questo – non vogliono dire niente.

L’arrocco del riccio, 15 aprile 2020
#riccio #larroccodelriccio #2020 #parole #scegliere #scelta #cura #significato

Ogni volta che finisco un libro mi piazzo davanti alla pila di quelli che ancora devo leggere – sempre incredibilmente alta, ogni tanto penso che dovrei smettere di comprarne finché non la smaltisco – e inizia la difficile scelta del libro successivo.
Alterno uno leggero a uno pesante? Un classico a un autore moderno? Un romanzo a una raccolta di racconti? Poesia? Ma poesia ne leggo poca, anche se vorrei porre rimedio. Prendo quello che aspetta da più tempo? Sì, però l’ultimo che ho comprato mi strizza l’occhio fin da quando l’ho visto su quella bancarella… Un libro piccolo da portare in borsa? Eh, ok, ma allora quel mattoncino che sembra comunque invitante quando lo leggo?
Insomma, alla fine una decisione la prendo, mi dico che tanto prima o poi li leggerò tutti, ma tanto già so che per un libro letto almeno altri due andranno ad aggiungersi ai libri non letti. Vorrei essere tutta per loro, ma devono essere un rifugio non una via di fuga definitiva dalla realtà.

L’arrocco del riccio, 12 febbraio 2020

castello di sabbia

Mattone dopo mattone
costruisco
castelli di rabbia
su fondamenta di rancore
sapendo 
che ami lei
più di me.
Mi fai diventare
quello che non sono
divorata da invidia
e gelosia.
Non sono così.
O non è così
che vorrei essere,
chi può dirlo.
Ho sempre chiesto
che fossi felice
anche senza di me.
Ma non riesco
a sopportare
che tu sia più felice
che con me.
Perché?
Eravamo sbagliati noi
ora sono sbagliati i tempi,
ma che importa.
In fondo lo sai
che saremmo stati felici.
Potrei riprovarci ancora
ma non voglio.
Vorrei ma non posso.
Non ora.
E allora quando?
Mai?
Il tempo sistemerà tutto,
l’ho sempre pensata così,
ma forse il tempo andava aiutato.
E in tutta questa confusione
che hai lasciato dentro di me
capisco solo
che era amore
che lo è ancora
che non se ne va via
che resta dentro
e non me n’ero resa conto allora,
ma lo sento ora
che non sei con me.
Come una preghiera
ti dico sceglimi
ti dico seguimi.
E così sia.

Scritta per il concorso di Istantanea follia di un viaggiatore errante.
Il libro al quale mi sono ispirata è “Castelli di rabbia”, di Baricco.

L’arrocco del riccio, 26 aprile 2013

confortzone

Siamo presi a volte dalla smania di “fare, fare, fare” per far sì che cambi qualcosa – ma non è detto che qualcosa cambi, perché non sempre tutto dipende da noi. Altre volte, invece, rimaniamo fermi immobili sperando che nulla cambi, sperando di rimanere nella nostra zona di conforto e invece tutto cambia, perché anche non fare nulla è una scelta, anche non fare nulla implica delle conseguenze.

L’arrocco del riccio, 28 novembre 2018

(Questa riflessione mi è venuta in mente leggendo un commento a un mio post precedente. Ringrazio quindi Massimo per questo spunto di riflessione. Non so se lui volesse dire questo o altro, d’altra parte quando leggiamo – voi i miei post, io i vostri commenti – c’è sempre una buona dose di interpretazione da parte nostra. E in più a volte si legge una cosa e, per una serie di collegamenti mentali, ce ne vengono in mente mille altre che a volte c’entrano poco o niente. Ma fa parte del confronto, della lettura, della scrittura.)

 

papaveri

Odio prendere decisioni, dover scegliere una possibilità ed escludere tutte le altre. Se devo farlo lo faccio ma, quando è possibile, non scegliere è la mia scelta.

E lo so che è sbagliato, che dovrei approfittare di tutte le possibilità che mi sono date di prendere delle decisioni, perché sono quelle le occasioni in cui posso definire quella che sarà la mia vita. E lo so che dovrei ringraziare ,perché non sempre ci è data la possibilità di scegliere, certe cose capitano e basta e non ci si può fare nulla, ce le dobbiamo tenere così come sono, quindi ben venga l’opportunità di fare una scelta. Il problema è che io non so cosa voglio o voglio tutto, che è la stesa cosa. E in più ho paura delle responsabilità: se una cosa capita, non posso farmene una colpa. È capitata. Ma se ho deciso io – se ho deciso io – e le conseguenze sono negative o non sono quelle che mi aspettavo, allora sarà colpa mia.

Il punto è che ogni decisione comporta delle conseguenze e bisogna prendersi le proprie responsabilità. E io posso scegliere di non scegliere ma non scegliere è una scelta. Con tutto quello che comporta.

L’arrocco del riccio, 29 giugno 2018